Roberto Bonfanti: gli ascolti di aprile 2026
- Roberto Bonfanti

- 18 minuti fa
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Un paio di settimane fa Paolo Pelizza ha pubblicato su queste stesse pagine un’ottima riflessione su come, in questi anni, gli artisti siano sempre più latitanti quando si tratta di prendere posizione su questioni importanti. Io sono ovviamente d’accordo con lui e mi permetto di aggiungere anche un ulteriore elemento: sembra che, quando lo fanno, abbiano il dono di stare sempre dalla parte “giusta”, anche nei casi in cui la parte “giusta” cambia orwellianamente in corso d’opera. Tra le altre cose ho notato anche che ultimamente la verve polemica dei nostri musicisti sembra spesso puntare il dito contro “i complottisti” anziché contro il potere. Davvero bizzarri, i tempi che viviamo. In ogni caso, andiamo avanti con i nostri abituali consigli per l’ascolto.
C’è un’enorme carica di pathos, fra le tracce di “Levia Gravia” degli Esera. Un esordio particolare in cui un'attitudine alternative rock viscerale si fonde con un caleidoscopio di influenze che creando così un sound irrequieto capace di inglobare tensioni elettriche, inquietudini elettroniche, introspezione violenta, tradizione e misticismo.
È rassicurante ascoltare “E poi scegliere con cura le parole” di Mauro Ermanno Giovanardi. Un disco che sembra avere la recensione già nel titolo, tessuto con una ricercatezza d’altri tempi fra atmosfere notturne, riflessioni personali, approccio cantautoriale e soprattutto una dose importante di eleganza. L’album che ti aspetti dal leader dei La Crus in piena forma.
Ci porta a fare una lunga passeggiata nella Milano notturna contemporanea meno patinata, “Poltergeist” de Il Cairo. Un cammino che si snoda attraverso nove brani che si muovono in modo accattivante fra synth-pop, indie e post-punk delineando paesaggi urbani di periferia o raccontando incertezze esistenziali e ricordi personali.
C’è un profumo di primavera anni ’90 che aleggia sulle canzoni di “Cosa resterà di noi” dei Caspio. Voce acida, melodie pulite, chitarre ruvide, approccio punk e desiderio di snocciolare pensieri introspettivi senza mai piangersi addosso: sono questi gli elementi portanti di un album che riesce a suonare fresco pur affrontando tematiche venate di disillusione.
Fra spoken word, chitarre ruvide, inquietudini sottili e chiari riferimenti alla scena alternativa degli anni ’90, prosegue con “Cronache da bordo ring” il percorso dei Minimo Vitale. Quattro inediti (più una cover) per venti minuti di musica spigolosa che accompagna altrettante narrazioni dallo spirito evocativo colme di senso di fragilità e desiderio di resistenza.
È un lavoro in cui le parole e le storie raccontate hanno un peso specifico fondamentale, “I funamboli” di Pier Adduce. Otto brani che, fra blues metropolitani scarnificati e stridenti ballate notturne, vagano fra inquietudini post-moderne e ritratti di vite ai margini impegnate a cercare di barcamenarsi nell’instabilità del mondo contemporaneo.
Pubblica per la prima volta un album a proprio nome, Georgeanne Kalweit, e lo fa con un lavoro, intitolato “Tiny space”, dal piglio alternative pop stratificato in cui si alternano momenti sottilmente spigolosi dal gusto newyorkese anni ’60 con aperture più delicate e sognati. Un disco in cui molte suggestioni sembrano scorrere consapevolmente sottotraccia.
Roberto Bonfanti [artista e scrittore] www.robertobonfanti.com




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