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Roberto Bonfanti: gli ascolti di marzo 2026

  • Immagine del redattore: Roberto Bonfanti
    Roberto Bonfanti
  • 3 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Archiviato il mese più corto dell'anno, torniamo anche in questo marzo instabile a consigliare qualche bel disco.

È un rap fortemente contaminato ma soprattutto pervaso da un'indole spigolosa, barricadera e anticonformista, quello che emerge dalle dieci tracce di “AKA Danno”, il primo album solista di Danno, già noto per essere uno dei pilastri dei Colle Der Formento. Un lavoro sanguigno e pregno di contenuti che travalica i confini dell'hip-hop.

Si immergono in un particolare ibrido di ritmiche ancestrali, elettronica, canzone d'autore e suggestioni letterarie, i quattro brani che costituiscono il primo capitolo di "Flòrula", il nuovo lavoro di Patrizia Laquidara. Un progetto originale che riesce con grazia a mischiare le carte e costruire un percorso ipnotico e personale ricco di sfumature da scoprire lentamente.

Se c’è una dote che Michele Bitossi ha sempre avuto è la capacita di coniugare un gusto pop raffinato con una scrittura intelligente e sensibile. Il nuovo album solista intitolato “Tutte difese” non fa eccezione e ci presenta dodici brani che incarnano un pop d’autore elegante e a tratti trasognato capace di addentrarsi con naturalezza in tematiche introspettive.

Fra elettronica ipnotica, atmosfere crepuscolari e una scrittura intima e riflessiva, “La costruzione di Fatima” di Maura si presenta come un album particolare capace di unire sonorità vicine al trip-hop o all'urban con un'indole pop d'autore raffinata finendo così col costruire un percorso tanto magnetico quanto personale.

Hanno nel cuore la freschezza della gioventù e l'energia del rock, i Mazyopera. Le cinque canzoni del loro EP d'esordio “Preso dal Panico” ci presentano una band sincera, dall'approccio anni '90, amante delle sonorità ruvide e capace di raccontare senza fronzoli le inquietudini, le aspirazioni e le fragilità di un gruppo di ventenni di provincia.

S’intitola non a caso “Dark times”, l’album che segna il ritorno degli Ulan Bator. Un percorso sonoro profondamente irrequieto in cui la band adottata ormai da anni dal nostro Paese fa da specchio alle tensioni globali della nostra epoca intrecciando in modo sapiente post-rock, krautrock e darkwave all’interno di un caleidoscopio spettrale.

È un disco che affonda le radici nel folk-noir d'oltre oceano più inquieto ed evocativo, “Endeavours” dell'italo-americano Joseph Martone. Nove tracce che si snodano fra ballate tenebrose, marcette stridenti e momenti di intimismo crepuscolare andando a comporre un collage emotivo notturno dal gusto internazionale.


Roberto Bonfanti [scrittore e artista] www.robertobonfanti.com



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