top of page

VISIONI LONTANE. Di Paolo Pelizza

  • francescocaprini
  • 12 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Brian Wilson
Brian Wilson

.

Le ultime Visioni pubblicate sono state davvero lontane nel tempo. Quelli, tra di voi, che mi conoscono personalmente sanno che sono stati mesi pesanti dal punto di vista personale. Ringrazio loro per la comprensione, il supporto e qualche bonario rimprovero. Ringrazio tutti, con altrettanto trasporto, per la pazienza.

Cominciamo con tre commemorazioni. Dovrebbero essere di più, visto che il 2025 come il 2016 è stato un anno orribile ma lo spazio è quello che è. L’anno scorso ci ha portato via due grandi della musica. Ci ha lasciato Brian Wilson, cervello dei Beach Boys. Il mito del surf come stile di vita e le fan in bikini non sono così interessanti per Brian che, nel 1966, è più interessato alla musica e si chiude in studio rinunciando a un tour insieme al paroliere Tony Asher. Il risultato sarà Pet Sounds. Il disco, considerato uno degli album più importanti nella storia della popular music, ispirò George Martin e The Beatles (con cui con i Beach Boys era in corso un’incruenta battaglia di vendite) tanto da diventare il motivo fondante della realizzazione di Sgt. Pepper. Pet Sounds era troppo avanti per i tempi, ottenne vendite non strabilianti  e venne rivalutato più avanti. Rolling Stone lo mette al secondo posto della classifica dei migliori 500 album della storia. La seconda commemorazione obbligatoria è per il grande Ozzy Osbourne. I suoi Black Sabbath hanno inventato un genere. Sicuramente intercettando alcune forme del blues e del rock precedenti e coeve ma mettendole all’interno di un suono più cupo e primordiale. Ozzy è stato un artista semplice e genio, qualcuno potrebbe dire naif. La sua vita potrebbe essere raccontata per aneddoti o per aforismi e sarebbero tutti interessanti. Io lo voglio ricordare per il suo grande amore per la musica e per il palco. Palco che ha voluto calcare un’ultima volta, pochissimi giorni prima di lasciarci. Sia su Ozzy che su Brian torneremo nelle prossime Visioni. Lo prometto. Il 10 di gennaio sono dieci anni che abbiamo perso David Bowie. Inutile ragionare su quanto è grande il baratro che lascia. Difficile, in poche righe, raccontare un gigantesco artista, tridimensionale e genio. Autenticamente artista nel suo modo di correre rischi, di frequentare diverse forme espressive, di mutare sempre, di raccontarsi come personaggio e mai per la sua vita privata o per la sua identità. Quelli che provano a occupare lo spazio di David sono celebrità (nel migliore dei casi) ingenue. David Bowie è stato l’alfiere dell’essere diversi quando tutti predicavano che bisognava essere uguali. Non spacciava la sua vita sui media (oggi sarebbero i social) perché David Bowie era il demiurgo di Ziggy, di Aladin, del Sottile Duca Bianco e dello stesso Bowie. Un alieno. Qualcuno mi ha detto che non sarà facile trovare un altro come lui, ho risposto: quale Bowie? Lui ha costruito così tanti sé stessi e nessuno ha mai capito o saputo chi fosse veramente. Infine, la parabola di Bowie sarà finita ma lui non è un mausoleo. Le sue sperimentazioni nella moda, nella musica, nel cinema e nel teatro resteranno vive per sempre come esempi di coraggio, deviazioni ed errori straordinari. Oggi c’è bisogno di chi sperimenta e sbaglia, non di chi si omogenizza sperando di emergere facendo le stesse cose che fanno gli altri nello stesso modo.

Nelle ultime settimane, ho avuto modo di avere informazioni su brani e artisti del prossimo Sanremo (che, ovviamente, coprirò con un paio di Visioni dedicate). La cosa che, dopo una superficiale esplorazione, mi ha colpito è la presenza di alcuni  “figli di …” sul palco dell’Ariston. Io ho sempre pensato che se i geni sono buoni perché non si deve proseguire nell’attività artistica di famiglia o comunque nello showbiz. Scopro, però, che per alcuni di loro essere “figlio/a di …” è stata una gigantesca tragedia, foriera di sofferenze e difficoltà indicibili. Salvo poi cambiarsi (magari) il cognome e decidere di dire comunque a tutti di chi si è figlio veramente … Mah. Ho scoperto che la formula “Lucio Corsi” verrà seguita da Carlo Conti anche durante questa edizione. Formula che prevede di portare in Liguria artisti già affermati e con una carriera più o meno consolidata fuori dal mainstream italiano come Maria Antonietta e Colombre. Tra gli altri rappresentanti dell’underground, quest’anno, ci saranno le Bambole di Pezza, band pop punk tutta al femminile. Saranno in buona compagnia. Ci sarà Arisa che ha recentemente dichiarato che si è iscritta a un’app d’incontri … Grazie cara ma non ce ne può fregare di meno. Tornano su quel palco anche Elettra Lamborghini e Ditonellapiaga, Malika Ayane, Serena Branciale, Levante, Sara Sattei e Patty Pravo tra le altre ma niente Elodie! Tra i maschietti, torna la dance di Dargen D’Amico, Francesco Renga, un po’ di Fedez con Masini chissà se più tristezza o più rabbia, il rap di J Ax e l’inossidabile carica di Raf. Ne vedremo e (speriamo) sentiremo delle belle.

Infine, qualcuno mi ha chiesto una considerazione sul mondo attuale. Qualcuno mi ha anche “accusato” di nascondermi ultimamente sui temi dell’attualità, delle guerre, della politica. Chi mi legge da tanto tempo mi ha paragonato agli autori dei Simpson che sono una sorta di Nostradamus perché qualche previsione l’ho azzeccata su quello che sarebbe successo. Ora, la verità è che sono stato facile profeta. Bastava vedere chi ha comandato il mondo dopo la caduta del Muro e non si sarebbe potuto non intuire come la globalizzazione dell’economia finanziaria, l’ascesa delle aziende tecnologiche a cui è stata affidata la nostra intera esistenza in ogni aspetto, la privatizzazione della nostra salute, la “creazione” del nemico da cui difendersi non poteva che portarci alla sottomissione che oggi siamo costretti a subire dicendoci che siamo ancora cittadini di paesi democratici. Io tutta questa democrazia non la vedo … Forse ne abbiamo esportata troppa e non ne è rimasta per noi. Peccato che non ci è rimasto neppure un briciolo di senso critico e di umanità. Questa roba non l’abbiamo esportata: ce l’hanno tolta e non ce ne siamo accorti.


VISIONI LONTANE

di Paolo Pelizza

©2026 Rock targato Italia

 

Commenti


bottom of page