IN MEDIA STAT VIRTUS. Di Paolo Pelizza
- francescocaprini
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 4 min

Il vecchio detto latino si addice perfettamente al contenitore nazional popolare del mainstream italiano. Generosa di momenti emozionanti a basso costo e di facile svolgimento, questa edizione del Festival, ha dimostrato che la mediocrità funziona e alla grande. Partiamo dalle cose positive, poche ma ci sono. Le canzoni in gara sono, in generale, peggiori di quelle degli ultimi anni. Si salvano in pochi. Tre giovani che ci sono parsi freschi e autentici come Sayf (avrebbe meritato maggior fortuna del secondo posto), Nayt e Samurai Jay. Se esistesse il premio “coraggio e moralità”, quest’anno l’avrebbe vinto Ermal Meta che ha cantato una canzone per ricordare cosa è stato e viene fatto in Palestina, soprattutto ai bambini. C’è anche Levante che scrive un buon pezzo, lo esegue dimostrando tecnica e una capacità interpretativa di grande intensità … Probabilmente in Zona 3 a Milano non sono avvezzi al televoto come a Mergellina. Chiudiamo la carrellata delle cose buone con Patty Pravo: è un’icona immortale.
Arisa porta un pezzo che potrebbe sembrare una via di mezzo tra la sigla di Lady Oscar e il pop di Hannah Montana. Oltre alla quota partecipanti partenopei, c’è anche la quota tormentoni: tra Ditonellapiaga, Elettra Lamborghini (che prova a vincere il Fantasanremo con scarsi risultati) e Dargen d’Amico (con un pezzo sull’Intelligenza Artificiale) sulle spiagge di cattolica ci sarà materiale per accompagnare gli Spritz. C’è anche la quota cantautorato … indie e no. Abbiamo Fulminacci, Tommaso Paradiso e Francesco Renga che provano a infilarsi nell’ambito della classica canzone sanremese tra struggimenti e sentimenti ad alta intensità che però trasmettono ad intermittenza. La quota rock c’è anche … la band punk tutta al femminile delle Bambole di Pezza, arriva a Sanremo come ci arrivano i rapper più cattivi, cioè depotenziate e con una canzone che meritava ben altro arrangiamento.
A proposito di rapper e trapper, in questa edizione, si sono dati al pop sanremese anima e corpo. Due le eccezioni. Masini con Fedez, coppia di fatto dallo scorso anno, sono molto diversi per poter avere un amalgama che funziona tra la voce di uno e la mancanza della stessa dell’altro. Nayt è quello che rimane fedele alla linea con un brano senza ritornello (a Sanremo non si usa!).
La serata delle cover la vince Ditonellapiaga e Tony Pitony con The Lady Is A Tramp … vabbé, che devi dire. Grande incoscienza o coraggio? Qualcuno si ricorda il duetto tra Sintra e la Fitzgerald? Io sì e non riesco a non fare paragoni. Vincitrici per me, Bambole di Pezza con Cristina D’Avena con un riuscito e coinvolgente medley tra Occhi di Gatto e Whole Lotta Love. Far cantare i Led Zeppelin a Cristina D’Avena vale da solo il prezzo del biglietto.
Vince Sal da Vinci, napoletano. La canzone neo-neo-neo-melodica che avrebbe potuto stare bene come sigla del Boss delle Cerimonie e che certamente sarà immancabile durante i matrimoni a Caserta. Magari meno, all’Euro Vision Song Contest.
Soprattutto le prime tre sere, l’orchestra è stata invasiva sovrastando spesso le voci e impedendoci così di ascoltare la performance dei cantanti e rendendo impossibile seguire il testo. Quasi sempre, le canzoni arrangiate con l’orchestra sembravano da un punto di vista delle armonia troppo “uguali”. Speriamo che le cose in futuro cambino perché questo è sempre successo.
Sugli ospiti e le digressioni su piazze e navi da crociera, non c’è molto da dire. Tiziano Ferro fa Tiziano Ferro, Bocelli fa Bocelli, i Pooh fanno tenerezza e (come tutti gli anni) il collegamento dalla nave dello sponsor è surreale (unica eccezione l’edizione con Salmo).
Quest’anno c’era Max Pezzali tra remix dei cavalli di battaglia degli 883, gente vestita da due di picche e da Arbre Magic … Uno spettacolo da villaggio vacanze, non dignitosissimo per l’evento televisivo e musicale dell’anno. Imbarazzante la concomitanza tra la gag tra Carlo Conti e sua moglie a cui verrà detto di non comprare jeans come quelli di una ballerina che stava eseguendo una coreografia che accompagnava Samurai Jay e la presentazione della fondazione di Gino Cecchettin che si occupa delle vittime della violenza sulle donne. Il capo di abbigliamento di scena lasciava scoperte parte delle natiche della ballerina per permetterle di effettuare i movimenti richiesti e per questo Conti ne proibiva alla moglie l’acquisto. In contraddizione con il messaggio che l’amore non è possesso e contemporaneamente, riuscendo a mancare di rispetto alla persona che quei jeans li indossava.
Infine sui co-conduttori. Grazie alla Pausini. Il suo essere completamente inabile alla conduzione televisiva ci ha regalato gaffe e incertezza … Lo si è guardato anche perché tutto sarebbe potuto succedere.
Quando canta fa la Pausini cioè un’intera discografia fatta di una canzone replicata all’infinito. Achille Lauro era più a suo agio di Conti. Però sappiamo che lui è un ottimo performer. Grande la sua commemorazione delle vittime di Crans Montana, cantando una Perdutamente toccante e densa di partecipazione. Nino Frassica ci ha regalato qualche sorriso e lo ringraziamo ma non ci ha fatto sganasciare. Tutti gli altri senza infamia e senza lode.
Voto complessivo al Festival medio: nove e mezzo. Difficile realizzare uno spettacolo in grado di far dire a tutti: boh … Comincerà l’era De Martino con tanto di investitura in diretta. Ha detto che sta studiando…
IN MEDIA STAT VIRTUS.
di Paolo Pelizza
© 2026 Rock targato Italia




Commenti