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  • francescocaprini

VISIONI … di Paolo Pelizza



Torno da voi pieno di soddisfazione e gratitudine. Il mio ultimo pezzo “L’Elogio Del Trapper” ha avuto un grande successo. Vi ringrazio anche per la partecipazione e le critiche sempre puntuali, educate e costruttive.

Nel dettaglio, tra i trapper dei fumetti mi sarei dimenticato di Blek Macigno e del Comandante Mark. Su Blek avete ragione. E’ stata una dimenticanza imperdonabile. Sul Comandante Mark, ahimé, un po’ meno visto che era il comandante di un drappello di coloni durante la Guerra di Indipendenza americana che combatteva in Canada contro le Giubbe Rosse, quindi non un trapper.

Le mie presunte dimenticanze su grandi artisti che ci hanno lasciato e che è stata battezzata come una sorta di settarismo da parte mia e, cioè, che parlo solo di quelli che mi piacciono non corrisponde a verità.

In realtà ci sono due motivi. Uno fattuale e l’altro emotivo. Nei fatti, io non ho e non preparo “coccodrilli” quindi spessissimo non sono sulla notizia. In poche parole non arrivo in tempo. Ricorderete che il mio pezzo sulla scomparsa di Pino Daniele uscì qualche settimana dopo. Avete ragione sul fatto che molti di questi grandi artisti meritassero un po’ del mio inchiostro ma non ce l’ho fatta e non per snobbismo. D’altra parte, tutte le volte che un grande talento si lascia io mi sento vuoto e scosso. Penso all’umanità ed alla “birra” che ci hanno regalato. Penso a quello che avrebbero potuto ancora fare in questo mondo triste e vacuo dove si agitano celebrità sostenute da un’industria che è sempre meno culturale, che sente sempre meno il dovere di creare nuovi punti di vita, nuove opportunità, nuovi linguaggi e promuove il vuoto spinto di un intrattenimento per masse sempre meno alfabetizzate, ma controllate e maggiormente condizionate.

Avete ragione, comunque. Il mio tempo poteva e doveva essere spesso per tutti. Per Gangsta Boo, per Lisa Marie Presley, per Reneé Geyer, per B.G. The Prince Of Rap, per Easley Baker Jr., per Paul Harris. Per Alberto Radius, per Carlos Garnett, per David Linley, per Jim Durkin, per Christine McVie e chissà quanti altri ne ho dimenticati. Per quanto molto spiacente e per nulla snob, capirete che ci sarebbe da “specializzarsi” in celebrazioni postume. Io non me la sento, non riesco materialmente ed umanamente. Mi perdonerete.

La verità è che qui racconto Visioni … le mie. Qualche volta quelle di qualcun altro che si merita la mia ospitalità. Non faccio il giornalista o lo storico della musica. Certo che ho letto anche io che Brian May è stato fatto baronetto dal Re ma è una notizia, non una visione. Ci sono persone molto più titolate di me a darvela. Supposto che vi serva insieme alle altre, fatte di una narrazione fantastica, quasi mai rispondente al vero e che ha il fine di tenervi dove vi vogliono: dalla parte di quello che viene raccontato come il lato giusto della storia. Ed è lì che tengono anche gli artisti. Guai dovessero ragionare sulla modernità, su reazioni alla pandemia, sulle crisi finanziarie, sulle guerre … Guai. Potrebbero essere sentiti, capiti. Potrebbero creare altri punti di vista. Sarebbe in pericolo lo status quo. Si sarebbe costretti ad intervenire, rendendo visibili dei buffoni per niente credibili a sostenere quelle tesi (quando ci sarebbero luminari che non si possono discutere da sentire), a trasformare il dissenso a una barzelletta, a sostenere che la relatività non funziona contro la narrazione, che la verità non conta contro la guerra. Ma sì, ascoltatevi e guardatevi quelli che inneggiano al successo economico, all’apparenza … quelli che postano tutta la loro vita facendovi fare a meno della vostra, i benefattori che tutte le volte che regalano briciole lo fanno con tanto di grancassa. Forse tra tre anni, quando questa escalation avrà avuto il suo culmine, non ci saranno più loro, né più noi.

Per questo una visione monotematica e acritica su quello che succede è molto pericolosa. Per questo, nel suo piccolo, esiste Le Visioni di Paolo. Per essere un punto di vista, per innescare dei ragionamenti. E’ per questo che sono così importanti per me e per tutti voi le opinioni e le esperienze, le visioni anche diverse che condividiamo e sulle quali discutiamo.

Se no, la libertà diventa un orpello. Un peso. Inurbana.

Come scrisse Mark Twain: “È per bontà divina che nel nostro Paese abbiamo queste tre cose indicibilmente preziose: la libertà di parola, la libertà di coscienza, e la prudenza di non praticare mai nessuna di esse.”

di Paolo Pelizza

©2023 Rock targato Italia

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