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  • Immagine del redattoreRoberto Bonfanti

Un pensiero su "Kissing Gorbaciov". Articolo di Roberto Bonfanti


foto CCCP


Qualcuno forse ricorderà che qualche mese fa, su queste stesse pagine, ho avuto occasione di intervistare Andrea Paco Mariani e Luigi D'Alife, i registi del documentario Kissing Gorbaciovche all’epoca era in fase di montaggio. Ora il film è uscito e ho avuto modo di vederlo, dunque mi sembra giusto chiudere il cerchio confermando che il risultato non delude minimamente le attese.


“Kissing Gorbaciov” è un lavoro che racconta in modo intrigante e preciso la folle esperienza dello scambio culturale avvenuto alla fine degli anni ‘80 fra l’Italia e l’Unione Sovietica, con un festival in un paesino del Salento in cui, accanto CCCP e Litfiba, si sono esibite alcune band provenienti da oltre la cortina di ferro, a cui ha fatto seguito un mini tour a Mosca e Leningrado di quattro band italiane (CCCP e Litfiba, appunto, più Rats e Mista & Missis). Le vari fasi dell’avventura sono raccontate dalla viva voce di chi l’ha vissuta in prima persona, fra artisti coinvolti, organizzatori e giornalisti, con i CCCP protagonisti assoluti e la sola mancanza dei Litfiba (la cui assenza è probabilmente l’unica vera pecca del progetto), ed è corredata da interessantissimi filmati dell’epoca che riprendono sia momenti live che diverse fasi del viaggio o dei preparativi, il che rende la visione estremamente coinvolgente oltre che ricca di aneddoti curiosi, momenti divertenti e riflessioni interessanti.


Un film che rappresenta un bel modo per tuffarsi nell’atmosfera di un momento estremamente particolare sul piano storico (con la caduta del muro di Berlino a un passo e tutto ciò che ne consegue dal punto di vista sociale sul versante sovietico, ma anche con i grandi cambiamenti in procinto di esplodere in un’Italia che appare profondamente diversa da quella odierna) e per ascoltare dalla voce dei protagonisti il racconto di un evento fuori dagli schemi che ha segnato, in modo allora inconsapevole, alcuni passi chiave della storia della musica alternativa italiana (dalla presa di coscienza del culmine del percorso dei CCCP alle prime scintille del rapporto profondo che sarebbe nato di lì a breve fra il nucleo portante della band emiliana e Gianni Maroccolo dando così vita ai CSI). Ma forse, a mio modo di vedere, la visione del documentario ci offre anche l’occasione per riflettere sul presente, su come il clima da tardo impero dell’URSS di fine anni ’80 possa rispecchiarsi nell’occidente moderno e su quanto sia sempre vitale abbattere ogni tipo di barriera culturale.


Roberto Bonfanti

[scrittore]




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