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Storie nascoste in "Paesaggi Onirici" Intervista alle O-Janà. Di Fabio Pigato

  • francescocaprini
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Le O-Janà sono un progetto di difficile collocazione e per questo riconoscibile. Il duo formato da Alessandra Bossa e Ludovica Manzo continua a muoversi lungo un sottile confine tra improvvisazione, elettronica e forma canzone, senza mai risultare etichettabile. Nel 2023 hanno pubblicato Animal Mother, un album che segna un’evoluzione naturale del loro percorso: un dialogo strattificato, tra voce, pianoforte ed elettronica consapevole, mentre l’improvvisazione resta una componente viva, ma sempre al servizio del racconto.

Parallelamente, Ludovica Manzo ha sviluppato un lavoro solista orientato alla dimensione performativa. Serpentine (Live), pubblicato nel 2025, documenta una ricerca sulla voce e sull’elettronica intese come materia onirica, narrativa, capace di trasformare il concerto in un ambiente immersivo. Un progetto che amplia gli orizzonti sonori di chi vi partecipa.

Ripensando oggi al loro percorso, torna alla mente un incontro di qualche anno fa.

Luglio 2021. Teatro Astra di Schio (provincia di Vicenza) organizzato dal Centro Stabile di Cultura.

Ecco il mio resoconto del tempo:

Incontro le O-Janà (Alessandra Bossa e Ludovica Manzo) in un caldissimo pomeriggio di luglio. Mi aspettano sedute su di un divano rosso, al primo piano del Teatro Astra di Schio, prima del loro concerto organizzato dal Centro Stabile di Cultura.

Quello che mi colpisce  appena le vedo è la loro sintonia. Si capiscono senza parlarsi e una può tranquillamente completare le frasi dell’altra. Un'intesa, la loro, difficile da creare anche per dei musicisti professionisti con, molti anni di concerti alle spalle.

Questo è sintomatico di una sensibilità al di fuori dell’ordinario che le accomuna entrambe.

Quì di seguito la trascrizione dell’intervista.

FP: Partiamo dal vostro nome. Ho scoperto che significa strega in dialetto napoletano. Come mai l'avete scelto?AB: Innanzitutto perché io e Ludovica siamo entrambe di origine napoletana. Abbiamo deciso di partire da quel nome, tagliandolo e cambiandolo. Aggiungendo anche un accento particolare. Questo è quello che facciamo con la nostra musica, con l’elettronica, la registrazione di suoni e le melodie che processiamo e riprocessiamo. Abbiamo adottato lo stesso principio per formulare il nome e adesso lo stiamo usando da circa una decina d’anni.

FP: Ascoltando per la prima volta Inland Images ho trovato difficile descriverlo. Mixate elettronica, pianoforte preparato e melodie vocali molto intense. Volete aiutarci a capire meglio il vostro genere musicale?AB: Le radici musicali mie e di Ludovica partono dal jazz, dalla musica classica e dall’improvvisazione. Abbiamo passato insieme molti anni improvvisando. Inoltre entrambe nutriamo un amore per la melodia. Tutte queste cose si sono intrecciate insieme e hanno formato una sorta di ibrido che è la nostra musica.Quando ci chiedono il genere… non ci siamo. Non ce lo dovete chiedere e basta. (risate!)

FP: Nella vostra bio c’è una frase che mi ha colpito molto: “Storie nascoste in Paesaggi Onirici”. Volevo sentire una di queste storie.LM: Allora: una è la storia di una persona che entra da un macellaio cercando una cosa che non può trovare; una persona amata. Il macellaio sta stagliando molto finemente dei pezzetti di manzo. Poi entra in un caffè, cercando una macchina rossa luccicante, che possa portarla verso una luna color latte.Sempre la stessa persona entra in una grande lattina che spacca le montagne, per arrivare fino a un’isola. La lattina fa un rumore di squittio di scoiattolo. Allora si rende conto di sembrare, nel fare queste cose, stupida come potenzialmente potrebbe essere l’iconografia della bionda che sventola la bandiera alla fine di una gara di macchine da corsa. Non è detto che sia stupida quella bionda, quindi…Ecco, questa è una storia onirica.

FP: Immaginatevi di avere a disposizione un cachet stellare. Potete scegliere qualsiasi regista per creare delle immagini che rappresentino la vostra musica. Chi scegliereste?LM: La mia risposta è scontata: Werner Herzog, per l’immaginario che crea e per la scelta delle musiche nei suoi film.FP: Comincio a capire la storia della lattina che spacca le montagne (Fitzcarraldo, cit.)LM: Certo, può essere un immaginario. Devo sforzarmi per dirtene uno solo, sarebbero tanti. Però dai, mi tengo questo.AB: Io voglio David Lynch! Troppo facile. Chissà se gli andrebbe bene la nostra musica. Se riuscissimo ad essere ancora più inquietanti magari ci direbbe di sì.Tra gli italiani invece mi piacerebbe Guadagnino. Alcuni suoi film mi hanno ispirata.

FP: Bene. Grazie per il vostro tempo. Siete state molto gentili.LM, AB: Grazie a te.

Riletta oggi, l’intervista conteneva già la traiettoria che O-Janà avrebbe seguito negli anni successivi. Il sogno raccontato da Ludovica,non è una divagazione, ma una vera dichiarazione poetica. È lì che si manifesta l’idea di musica come narrazione immersiva, come sequenza di visioni non intrappolabili in costruzioni formali. Allora come oggi, O-Janà continua a muoversi in quel territorio instabile, facendo della sensibilità e dell’immaginazione, una lingua comune.


Storie nascoste in paesaggi Onirici

Intervista alle O-Janà

Di: Fabio Pigato


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