SPIRITO DIONISIACO GUERRIERO. Di Paolo Pelizza
- francescocaprini
- 6 ore fa
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"Bisogna avere il caos dentro di sé
per partorire una stella danzante."
F. W. Nietzsche
La cosa straordinaria del rock’n roll è che è talmente semplice da essere, in definitiva, difficilissimo. Mi chiedo se sia un genere o più un concetto filosofico … Forse, è perché sto camminando sotto un sole cocente, con quaranta gradi di temperatura, sull’asfalto liquido da circa quaranta minuti e ancora non vedo la fine del supplizio aggravato da un formidabile mal di schiena … Quindi penso ad altro per distrarmi ed evitare di maledire me stesso e l’organizzazione degli I-Days (di cui ormai sono veterano … e per i quali devo aver maturato un certo masochismo). Per dovere di cronaca, devo darvi conto di un formidabile j’accuse di un volontario della Croce Rossa Italiana (che ha voluto restare anonimo) su pecche e mancanze all’Ippodromo La Maura durante gli eventi. Denuncia che terminava con l’invito a non recarsi là. Sia Live Nation, sia la Croce Rossa Italiana hanno smentito che, quello che è stato detto, fosse veritiero. Il fatto è che, improvvisamente, all’interno si potevano portare borracce e bottigliette e che erano stati approntati punti acqua per permettere alla gente di idratarsi, oltre alla presenza di irrigatori. A parte le borracce di cui mi ero equipaggiato in precedenza riempiendole di ghiaccio, non ho visto irrigatori in funzione, né punti acqua segnalati. Comunque, arrivo faticosamente alla meta, dove mi aspetta il solito calvario per premiarmi con una birra. La maggior parte delle persone intorno a me e ai miei due amici, sono stranieri. La parola più simpatica che sentiamo pronunciare da uno di loro all’indirizzo degli organizzatori è “criminal”. Non si capisce perché non si possa fare meglio di così … Eliminare i token (che vengono visti come una truffa), rendere il percorso più breve, soprattutto dai varchi alla zona del palco, segnalare i punti acqua, aumentare i punti per ristorarsi e le casse. Speriamo che nel prossimo futuro queste cose accadono. Certamente, coloro che si sono sobbarcati un viaggio per venire a sentire i Queens of the Stone Age e i System of a Down, qui non torneranno mai più. Comunque, La buona notizia è che riusciamo ad ascoltare l’ultima parte della performance dei Queens. Qui, dopo escursioni e sperimentazioni diverse, tornano al loro suono diretto e primordiale anche se non privo di eleganza. Sicuramente, meriterebbero un pubblico più consapevole e attento. Riesco a godermi la coda con No One Knows e A Song for the Dead. Poi arrivano loro, gli headliner: i System of a Down. Daron Malakian mette subito in chiaro le cose. Saluta Milano e annuncia che da Los Angeles e dall’Armenia quello è il rock’n roll alla loro maniera. Penso che sia, per l’appunto, più semplice che mettersi a discutere su che genere facciano davvero. Nei giorni precedenti al concerto ho letto e ascoltato noiose e inutili dissertazioni su questo argomento. E’ la loro maniera. Punto. I quasi ottantamila presenti approvano. Il concerto dura due ore con tutti i cavalli di battaglia tra le dichiarazioni di una band sicuramente impegnata e i circle pits che sollevano un polverone che impedisce alla gente di respirare. Chissà se il loro essere così impegnati e militanti entrerà nel dibattito stucchevole delle stelline del mainstream italiano… Io resto defilato. Ho paura di aggravare la situazione della mia povera schiena da visionario. Tentative è dedicata ai bambini di Gaza e ai cittadini del Libano. Finisce con l’urlo di Malakian “Shame on Netanyahu”. E’ Malakian il vero frontman della serata. Serj Tankian fa il suo ma lascia più spazio al socio. C’è spazio e tempo per invitare le persone a togliersi il “verme” della dipendenza da una parte anatomica che in società non è elegante menzionare, ma anche per irridere il potere. Quello che ci vuole controllare, sostituire, fregare e uccidere. L’invito a reagire viene ripetuto tre volte: fight, fight, fight. Il finale è da brividi. Malakian fa organizzare il pubblico per un ultimo circle pit e fa ripartire Toxicity. I pogatori professionisti reagiscono immediatamente. Si alza anche un grido condiviso: disorder. La liturgia finisce con Sugar. Io, nel frattempo, mi sto già allontanando. La schiena urla, i piedi fanno male ma la testa sta ancora girando. Il popolo dei System è un popolo lucido, pieno di rabbia e gioia. Un popolo che crede, lotta e danza sull’orlo del baratro. Genocidio, controllo dell’informazione, violenza della polizia, i System lottano con la loro musica fatta di parti melodiche lente ed esplosioni violentissime ma anche con un grande senso dell’umorismo. Qualcuno ha detto che una risata ci seppellirà … Forse, alla fine, saranno loro ad essere seppelliti dalle nostre risate.
SPIRITO DIONISIACO GUERRIERO.
di Paolo Pelizza
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