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Caro Damon …(lettera aperta a Damon Albarn). di Paolo Pelizza

  • francescocaprini
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

“Se vi sentite frustrati e impotenti,

è per questo che siamo qui.”

(Bruce Springsteen al concerto di Washington D.C.

del 27 maggio scorso con la E Street Band e Tom Morello)


Caro Damon,

mi è venuta voglia di scriverti già qualche giorno fa. O forse mi è venuta voglia di scrivere lettere in generale a chiunque. Forse ho la “sindrome di Herzog”, il professore protagonista dell’omonimo romanzo di Saul Bellow che gli valse il Premi Nobel per la letteratura. Costui in una fase di scompenso comincia a scrivere lettere. Le scrive un po’ a tutti incluso il Presidente degli Stati Uniti (chissà ora di che tenore sarebbe…) e la maggior parte non le spedisce nemmeno.  Leggo spesso di tue interviste, post e dichiarazioni. Ho citato la tua correttissima definizione di selfie music proprio in un vecchio pezzo de Le Visioni. A questo proposito volevo chiederti cosa ne pensi del dibattito in corso nel mio Paese sul fatto che gli artisti debbano schierarsi o meno? Io credo che qualunque atto creativo sia un atto politico. Può essere non ribelle, non rivoluzionario ma presuppone necessariamente una scelta partecipativa. Mi spiego meglio: l’artista crea per sé ma il suo desiderio (prima di quello di mettere la sua opera a reddito) è quello di “arrivare” agli altri. Proponendo l’opera si propone anche la partecipazione alla poetica dell’artista e conseguentemente alla sua visione del mondo, dell’attualità e della vita. Chi ci parla solo di sentimenti melassati, di canne, denari e conquiste amorose (uso un eufemismo perché non vorrei che tu mi giudicassi volgare) fa marketing non arte. A me non importa se la star del momento preferisca stare sopra o sotto, mi importa se è disposta a correre dei rischi. Mi importa se è disposta a perdere anche un pezzo del proprio pubblico, di lasciare per strada un pezzo del proprio successo per denunciare iniquità e ingiustizie. Mi importa che si spenda per ciò che è giusto o che ritiene tale. A questo proposito, cosa ne pensi del tour del Boss contro Trump?  Parlo di Land of Hope and Dreams … Un tour politico che dovrebbe ricordare agli americani che gli Stati Uniti sono (dovrebbero essere) terra di solidarietà e sogni, di inclusione e di aggregazione non di odio, xenofobia e razzismo. Appunto la terra della speranza e dei sogni che l’attuale inquilino della Casa Bianca sta spazzando via, trasformandola nella terra destinata ad un’oligarchia sempre più ristretta, egoista e famelica. E soprattutto cosa ne pensi di un famoso artista italiano che dice che le parole di Springsteen contro i crimini dell’ICE e il Presidente sarebbero “sbagliate” perché pronunciate da un palco? Appunto … il palco. L’unico luogo al mondo dove non ci si può nascondere. Quello dal quale in occasione della Brexit hai dichiarato che il tuo Paese “ha voltato le spalle a sé stesso”. Poi, dovresti spiegarmi una cosa … Giuro che resterà tra noi. Ma perché hai dichiarato che la reunion degli Oasis e il successivo ciclo di concerti siano stati l’evento musicale più importante del secolo? Mi pare che anche tu e i tuoi colleghi dei Blur vi siate riuniti per un tour di grande successo. Mi pare centottantamila persone a Wembley in due serate. Ti ricordi quando i fratelli Gallagher dicevano che loro fossero la più grande band di tutti i tempi e durante una trasmissione televisiva hanno storpiato una vostra canzone per prendervi in giro? Parklife era diventata Shitelife (cioè vita di merda). Forse tu sei molto migliore di me. Io probabilmente non avrei perdonato loro né lo scherzo irriverente, né la presunzione. Forse a te al ristorante non canteranno Wonderwall … scusa il lapsus, intendevo Girls and Boys  mentre sei a cena con la famiglia ma l’Inghilterra raccontata con la tua sagace ironia per me vale di più che sapere se Sally possa o non possa aspettare. Ancora un’ultima curiosità. Visto che sei stato demiurgo di una band virtuale, i Gorillaz, volevo chiederti cosa pensi del dialogo (spesso più acceso scontro che dialogo) sull’IA. Nei college in USA sono in corso proteste molto vivaci con lo slogan “Say NO”. Non manca nemmeno l’autocritica. Anthropic ha pubblicato un report lanciando un allarme molto serio: l’intelligenza artificiale che si auto-riproduce entro un paio di anni sarà realtà. Il rischio è che finisca come con Skynet. Hai visto la saga cinematografica di Terminator? Quindi Anthropic (che si occupa di IA ed è una delle aziende di maggior valore del settore) chiede una pausa nello sviluppo di questi sistemi o quanto meno di rallentarne lo sviluppo. E’ vero che tu dimentichi spesso il tuo PC sul taxi … Infine,  posso chiederti come fai ad avere sempre quell’aria? Ci hai lavorato? Come si fa a sembrare sempre fuori posto? Vorrei prendere lezioni perché io fuori posto ci sono davvero (alcuni dicono solo che sono fuori) … è solo che non riesco a rappresentarlo efficacemente come fai tu.


Con affetto e stima,

il tuo simpatico Visionario di quartiere (che purtroppo non è Fulham).

di Paolo Pelizza

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Caro Damon …(lettera aperta a Damon Albarn).

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