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Roberto Bonfanti: gli ascolti di ottobre 2026

Immagine del redattore: Roberto Bonfanti
Roberto Bonfanti
15 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

C'è stato un tempo in cui acquistare un disco che non fosse uno degli ultimi bestseller mainstream significava, specie per chi non viveva in una metropoli, avventurarsi in una specie di caccia al tesoro che in alcuni casi poteva anche durare anni (non in senso metaforico) o non finire mai. Oggi, per fortuna, la distribuzione digitale ha risolto almeno quel problema ma in tempi più recenti sono esplose una serie di correnti di pensiero divergenti (“solo formato fisico”, “no piattaforme”, “solo la tal piattaforma”, ecc...) che, senza voler entrare nel merito di ogni scelta, hanno complicato il discorso. Dunque cosa significa nel 2026 pubblicare un disco? Quando un album si può dire pubblicato al giorno d'oggi? Può sembrare un sofisma ma, per chi vive quotidianamente il mondo della musica, credo sia una domanda da farsi. Anche per questo su queste pagine, all'interno di questa rubrica, pur nutrendo il massimo rispetto per chi sceglie di rimanere chiuso nella propria nicchia, da qualche tempo ho scelto di parlare solo di progetti disponibili sulle principali piattaforme musicali.

Suona come un tuffo in apnea all'interno di un'emotività sincera e fragile, “Pesci abissali” di Forse Danzica. Un lavoro che si snoda fra atmosfere dream pop, echi post-punk e aperture shoegaze andando, senza rinunciare mai a una ricerca melodica dal gusto indie-rock, a esplorare le pieghe più complesse e vulnerabili dell'animo umano.

Ha un approccio che fonde un pop dal retrogusto british con l’indie-rock casalingo di inizio millennio e una scrittura intima come un diario personale, Alberto Moscone. Il suo “Rumore di fondo” è un disco agrodolce che, esprimendosi attraverso un linguaggio musicalmente fresco, sa vagare con naturalezza fra pensieri personali, malinconie e dubbi esistenziali.

Non hanno paura di sudare o di sporcarsi le mani, gli Allume. Il loro “Ex Luto” è un album verace e compatto fatto di ritmiche muscolari, sonorità taglienti dall’anima post-stoner, atmosfere claustrofobiche stracolme di inquietudine e una voce graffiante che sbatte in faccia all’ascoltatore una serie di riflessioni dense di rabbia e disincanto.

C’è un romanticismo d’altri tempi, fra le tracce di “Come chiudere un cerchio” de Il Peso Del Corpo. Un'indole poetica che riveste ogni passaggio del disco, fra intermezzi recitati e canzoni riflessive fatte di sonorità acustiche e archi classicheggianti dall’eleganza anni ’60, andando a comporre un quadretto confidenziale ed evocativo dalle tinte acquerello.

C’è una brezza di ombroso cantautorato pop dal gusto anni ’80 che si fonde con una vena soft-rock notturna, ad accarezzare le canzoni di “Mine”, l’EP che segna l’esordio solista di Elias Caruso. Quattro brani che giocano in modo garbato con i chiaroscuri all’interno di un lavoro percorso intimo che sa mischiare con coerenza diversi linguaggi.

È un progetto decisamente particolare che non si sa come inquadrare o definire, “Diario notturno” di Fabrizio Testa. Un album fatto di paesaggi minimali notturni totalmente stranianti su cui si innesta una voce recitante che, con aria quasi distaccata, snocciola un suggestivo collage di immagini surreali, visioni mistiche e momenti spettrali.

Sono inquieti e fuori dagli schemi, i Bunnyblack, e si caratterizzano per il particolarissimo uso di un’elettronica suonata con strumenti inusuali a 8bit all’interno di un contesto che si muove, in modo tutt’altro che lo-fi, fra paesaggi post-punk e atmosfere dark-wave. Il loro “00:00” è un personale viaggio notturno fra atmosfere anni ’80 e visioni cyberpunk.


Roberto Bonfanti [artista e scrittore] www.robertobonfanti.com


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