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Roberto Bonfanti: gli ascolti di settembre 2026

  • Immagine del redattore: Roberto Bonfanti
    Roberto Bonfanti
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

In queste settimane mi sono trovato a riflettere su come le canzoni del pop contemporaneo e quelle di una qualunque baby dance di un qualsiasi villaggio turistico o campeggio si somiglino sempre di più. Qualcuno parla di “precocizzazione” dell'infanzia ma io ho il sentore che il problema sia invece l'infantilizzazione del mondo adulto. Ritorniamo comunque alla nostra quotidianità raccontando qualche disco che, per un motivo o per l'altro, nei mesi scorsi ci era sfuggito.

Sembra avere una bella sensibilità, Golconda, e sa esprimerla in modo brillante mischiando canzone d'autore, immediatezza pop ed elementi rap. Il suo EP d'esordio “I colli di Ubeda” è un biglietto da visita promettente per un artista ancora tutto da scoprire ma che mostra già di saper guardare il mondo con occhi non banali e raccontarsi in modo variopinto e poetico.

Sono il pop intellettuale di inizio millennio e la canzone d'autore degli anni '70, i riferimenti principali di cui è intriso “Balletti verdi” di Viadellironia. Un album che riesce a coniugare eleganza, sprazzi di melodia ammiccante, calde atmosfere malinconiche e una scrittura capace di intrecciare con grande naturalezza tematiche sociali e riferimenti storici e letterari.

È decisamente un disco indie, “Splendida in croce” di Candra, ma sembra esserlo nel senso più genuino e primordiale del termine. Un album dal sapore agrodolce capace di miscelare approccio casalingo, melodie leggere e una scrittura disarmata in cui si mischiano malinconie, lampi di poesia quotidiana e desiderio di accettazione delle proprie ferite.

Sembra trasportare l'ascoltatore in una bolla emotiva sospesa al di fuori del tempo e dello spazio, “Several shades of love” di Anèdone. Un progetto in bilico fra elettronica ambient e paesaggi post-rock che disegna trame strumentali dilatatissime in cui synth, pianoforte e chitarre processate si stratificano dando forma a qualcosa di assolutamente straniante.

È una proposta originale, quella dei Menura e del loro EP “The bird's beat”. Un percorso musicale ipnotico che si snoda attraverso quattro tracce in cui le ritmiche elettroniche si intrecciano con il calore della tromba e della batteria creando qualcosa di inedito che sa abbracciare il dub e il nu-jazz girando però al largo da qualunque cliché.

Suona come un viaggio in un girone dantesco fatto di riff taglienti, ritmiche compatte, suoni sporchi e atmosfere claustrofobiche, “Can you hear me?” dei Cowards. Trentasei minuti di musica che, fra clima post-punk, indole noise e aperture shoegaze, fotografano l'incomunicabilità e il senso di alienazione che attanaglia la società contemporanea.

Per chiudere il cammino di “In fatti ostili”, i Delta V hanno scelto di affidare ogni singolo brano alle cure di un diverso artista per confezionare una versione remix dell'intero disco. Un modo interessante per tornare ad ascoltare i brani di un album decisamente ricco di spunti riscoprendone nuove sfumature e rivedendo molte cose sotto una luce diversa.


Roberto Bonfanti [artista e scrittore] www.robertobonfanti.com

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