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  • francescocaprini

"LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE" di Paolo Pelizza


Questa Settimana avrei dovuto scrivere un pezzo sul ritorno del prog italiano sotto forma di un (bel) disco degli Spectrum dal titolo Teschio del Mondo. Il materiale del disco arriva ad oggi con una strana macchina del tempo, visto che il materiale esisteva già dal 1979. Vi anticipo che l’album sta avendo un grande successo all’estero e che la settimana prossima ve ne renderò conto.

Non oggi, però. Oggi sento l’obbligo di scrivervi altro. Qualche giorno fa, ci ha lasciato Shane McGowan all’età di 65 anni a causa di encefalite. Come sapete, avevo promesso di limitarmi a scrivere necrologi o commemorazioni … Ma Shame lo merita e io non mi sentirei in pace con la mia coscienza se non lo facessi.

Shame è vissuto a lungo a Tipperary (sì, quella della canzone dei soldati britannici: It’ a Long Way to Tipperary) figlio di genitori irlandesi da cui ha assorbito la cultura gaelica e la loro tradizionale musica folk. Lui e i suoi Pogues sono stati l’ultimo baluardo del punk negli anni Ottanta quando la dottrina Warner, la fascinazione per i pesanti tastieroni e la nascita delle TV musicali avevano trasformato i musicisti in performer e bellimbusti da copertina. Ma oltre che l’alfiere del punk (in realtà chi ha voluto definire il genere dei Pogues ha parlato di folk punk) Shane era molto altro.

Shame era un’irlandese che viveva nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher. Un decennio durissimo fatto di grandi crisi, della guerra contro l’Argentina, della questione dell’Ulster, della Guerra Fredda che si riscalda, delle dolorose chiusure di attività statali che davano da mangiare a molte famiglie e da privatizzazioni fatte senza nessuna attenzione per i lavoratori. Se ne devo citare una su tutte la dismissione delle miniere in Galles. Mi sono sempre chiesto come si potesse vivere in Inghilterra e, soprattutto, in quella Inghilterra essendo irlandesi. Credo che tutti comunque si sentissero a disagio, in bilico, con poche speranze qualunque fossero le loro origini.

Tuttavia, Shane McGowen, nei suoi testi riusciva a mettere insieme i temi delle crisi economiche, sociali ed esistenziali con altri come la lotta di classe, l’amore e la speranza. Moltissimi musicisti suoi coevi come Joe Strummer, Sinead O’Connor e Nick Cave lo consideravano uno dei più importanti autori del decennio. Cave lo aveva definito uno dei più grandi poeti del Novecento.

Forse, è proprio così. Forse nei periodi più bui, dentro le crisi più complicate non servono gli economisti, i giuristi, gli scienziati … forse servono maggiormente i poeti. Ma cosa volete che ne sappia un visionario.

Anche se oggi, molti tra quelli che hanno scritto o scriveranno su Shane, invece di farsi rapire da Lullaby for London ( solo per fare un esempio), si soffermeranno a parlare di lui e delle sue dipendenza da alcol e droga, dei suoi eccessi. Magari, potrebbero dedicare più tempo ai suoi testi, ad ascoltare la sua voce impastata, evocativa, meravigliosa. Magari, potrebbero anche pensare che spesso sono gli artisti più grandi e sensibili che sono più fragili e lasciar perdere i falsi moralismi che se amate la musica e la vita sono pesanti ed inutili orpelli.

Addio Shane, spero che dovunque tu sia ci siano alcol, sigarette e canzoni irlandesi come hai scritto.


di Paolo Pelizza

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