LA LEGGE DI ZEUS. di Paolo Pelizza

LA LEGGE DI ZEUS.
“Sventurata la terra
che ha bisogno di eroi”
Bertold Brecht
Avviso ai naviganti (mai come qui il termine risulta appropriato): questa non è la recensione di un film blockbuster ma la visione del vostro sempre più amichevole Visionario di quartiere.
Ora, cominciamo a prendercela con Christopher Nolan, tanto è lo sport nazionale di autorevoli e meno autorevoli critici italiani più o meno accreditati. Intanto, Chris ti sei perso un sacco di pezzi … C’è chi si è parecchio incazzato perché mancava Nausicaa. Pare che Nausicaa, qui nel Bel Paese potrebbe vincere le amministrative del prossimo anno. Poi mi liquidi Circe così … e poi, davvero, hai voluto raccontarci Calipso come un flusso di coscienza? E tutto l’erotismo che c’è nel testo attribuito a Omero, dov’è? E dai Chris! Mettici pure la Elena nera, la dea Athena mulatta … Infine, perché le musiche a Ludwig Emil Tomas Göransson che non è Acheo, come si evince dal cognome! Uno svedese! Sai quanto dista la Svezia da Itaca? Chi ha visto Odyssey e ha provato vagamente ad analizzarlo, non può non essere convinto che l’Odissea di Nolan, non è quella di Omero. Il ritorno a casa di Ulisse, non è il viaggio dell’eroe (con buona pace del suo omonimo Vogler). Il ritorno di Ulisse di Nolan è il ritorno di un uomo spezzato che, per seguire la folle vanità di un suo potente ed egoico alleato, accetta di abbandonare prima i suoi affetti e poi i suoi valori. Non vi ricorda qualcuno? Fa vincere Agamennone con un sotterfugio tanto astuto quanto sleale. Chi ricorda che l’Odissea è (come si direbbe oggi) il sequel dell’Iliade, sa bene che la guerra si era combattuta, per lo più, con scontri e duelli singoli, davanti alle mura di Troia e con gli eserciti schierati. Non c’erano state battaglie campali con grossi numeri di vittime. Gli scontri seguivano le regole. Era la legge di Zeus che sia Ulisse, sia i Proci (i Pretendenti alla mano di Penelope nel film di Nolan) violano. E’ nel dialogo con Penelope, sotto le mentite spoglie di un mendicante che Matt Damon-Ulisse ci spiega la visione del regista. Ricordo che per Dunkirk, lo stesso regista fu tacciato di essere un guerrafondaio da un nostro esimio critico di cinema. Forse si è convertito al pacifismo, nel frattempo. La verità è che di Nolan, poco si può dire. E’ sicuramente un autore che ha sempre una sua visione riconoscibile da Memento a Odyssey, passando da tutta la sua filmografia. Abbiamo, certamente, il diritto di non farcela piacere. Abbiamo anche il diritto di pensare di trovare in libreria l’Odissea di Nolan (spoiler: non la troverete ma è successo davvero!) … Certo è che si tratti di uno degli autori più originali ed in forma della sua generazione (è del 1970). D’altra parte, chi non ha mai detto: è più bello il libro? L’Odissea di Nolan, secondo me, svolge un grande servizio a quelli che l’hanno voluta vedere veramente: li pone di fronte ad alcune domande: giusto seguire follia ed avventurismo del potente di turno? La subalternità, l’essere più deboli ci autorizza a diventare suoi complici e così calpestare ogni diritto, il propri principi e sacrificare il rispetto di noi stessi pur di accontentare il bullo del momento? Il fatto che il diritto internazionale venga sistematicamente disatteso, che si giustifichino guerre e genocidi non ci mette al riparo dalle conseguenze che possono arrivare e dal giudizio della Storia. Per espiare non basterà seguire la direzione dove muore il Sole. Lì sappiamo già cosa troveremo. Troveremo un Paese che è stato rubato. Anch’esso sottratto con un genocidio ai legittimi occupanti mediante massacri, malattie e alcol. Pensate che il leader di quel grande Paese ha dichiarato guerra a quelli che lui sostiene siano immigrati quando dovrebbe espellersi per primo. L’Ulisse di Nolan ci insegna a comprendere profondamente che la forza non è nelle astuzie, nella migliore capacità di offendere ma è nel rispetto degli altri, dei diritti umani e civili. E noi tutti dobbiamo farci un bell’esame di coscienza e riprendere a seguire quella legge di Zeus che è il diritto internazionale. Come disse un altro presidente americano: dobbiamo mettere fine alla guerra o la guerra metterà fine all’umanità. A una cosa ha già messo fine. Alla superiorità morale dell’Occidente che era una supposta bufala prima e una conclamata cazzata ora. Ma, come Ulisse, abbiamo perso anche l’innocenza e non possiamo assolverci.
di Paolo Pelizza
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