CANTAMI O DIVA DI COSA SONO PIENE LE FOSSE. Articolo di Paolo Pelizza
- francescocaprini
- 19 ago
- Tempo di lettura: 4 min

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Questa estate rovente è stata pregna di vari fatti e temi. Come al solito, il vostro amichevole Visionario ha colto varie suggestioni da cui discende questo pezzo. Intanto, mi scuserete il fatto che in periodo in cui è molto di moda l’Odissea, io citi l’Iliade. Tra l’altro, leggo che qualcuno (forse più di qualcuno … purtroppo) si è recato in libreria per ordinare l’Odissea di Nolan. La notizia terribile è che in formato cartaceo se ne può comprare solo una attribuita a tale Omero. Comunque, la prima suggestione è il tentativo di datare il punk e di concedergli un anniversario (1976-2026). Se con o senza il carbonio 14, non saprei dire. La nascita del genere (intendendo quello codificato da Malcolm McLaren) potrebbe essere corretta se non fosse per quello che è accaduto prima. Come ho già varie volte ribadito, per me non esiste un proto-punk, un pop-punk, un post-punk ma solo il punk che considero un genere di rottura che porta con sé un’idea nuova sia di produzione che di fruizione. La disruption del punk è il modello evolutivo di un’idea politica e filosofica di intendere la musica ma, anche e soprattutto, la società e il mercato discografico dell’epoca (fatto bersaglio anche da altri artisti che facevano tutt’altro genere). Sulla genesi del genere ci sono pareri discordanti e questo rende l’argomento molto stuzzicante. C’è chi scommette sulla scena newyorchese dei primi anni ’70 con i Ramones a fare da capofila. D’altra parte, c’è chi (come Johnny Lydon) è convinto che che il punk ci fosse prima dei Sex Pistols anche in UK. Quello che è certo è che cercare di trovare una data per celebrare la nascita del genere sia impresa ardua e, secondo noi, abbastanza inutile. Come dico nel titolo dei “se” e dei “ma” sono piene le fosse. Fosse che traboccano di teorie, della volontà di mettere etichette su tutto e decifrare anche quello che non si dovrebbe. Raccontare la storia del punk, volerci applicare un paradigma è utile come scrivere la biografia di un bambino di sei anni: è ancora vivo e ha tanti decenni davanti a sé se non l’eternità. Cambiando argomento ma restando sul pezzo, leggo di molte indiscrezioni su ospiti, co-conduttori e cantanti in gara del nuovo corso del festivalone di Sanremo che quest’anno è stato consegnato nelle mani di un bravo conduttore giovane. Stefano De Martino è una garanzia dal punto di vista della conduzione (riesce a farci digerire la noia mortale di un programma di pacchi …) ma è stato criticato per la mancanza di cultura musicale e del mercato discografico. Tra i critici più “caldi” sulla sua direzione artistica abbiamo Zucchero che conclude la sua intemerata con un lapidario “avrà qualità nascoste”. Cosa posso dire … non credo serva un luminare per pescare nel nostro povero e circoscritto mainstream e/o per accontentare i desiderata di un popolo estremamente eterogeneo ma poco alfabetizzato musicalmente e di bocca molto buona. Per questo, magari, sarà un Sanremo scoppiettante e molto visto. Anche quest’anno “copriremo” il Festival a modo nostro con la consueta poca lucidità e l’abbondante ironia. A proposito di Sanremo, si mormora che la prima serata sarà impreziosita dalla reunion dei Maneskin. Gli indizi per un ritorno di una delle nostre pochissime band planetarie ci sono tutti. I ragazzi si sono visti tutti insieme e si sono fatti fotografare, il loro produttore glissa e, tuttavia, mostra un possibilismo sibillino. La stampa specializzata titola come fosse cosa fatta. La cosa non chiara è se arriveranno con materiale inedito o meno. Per far uscire un nuovo singolo il tempo ci sarebbe e, forse, ci sarebbe anche quello per un nuovo album. A proposito di singoli, dopo l’annuncio farlocco di un loro eventuale scioglimento, i Greta Van Fleet pubblicano un nuovo singolo (il secondo) che anticipa il nuovo disco Palace for the People, la cui uscita è prevista per il prossimo mese di ottobre. Dopo Play Your Game, il 30 luglio scorso è uscito Saw You Stand. Il brano è una power ballad che segna un passo avanti verso una maturità e una dimensione più contemporanea. Pur restando un brano autenticamente rock, vi è una decisa virata su paesaggi più intimi e personali. La scelta di “mitigare” Jake e la sua portentosa chitarra va in questa direzione. Tornando a casa nostra, quest’estate abbiamo avuto una discreta penuria di tormentoni. Intendiamoci, ci sono brani sovraesposti da radio ed eventi televisivi ma, tormentoni nel vero senso non ne abbiamo intercettati … Canzoni con qualche parola o frase in spagnolo, ritmi dance e focus su amori estivi non sono pervenuti o, più probabilmente, non li abbiamo intercettati. Cominciamo da Al Mio Paese di un terzetto di ragazze che celebrano la nostalgia di casa manco fossero Aristoteles, l’attaccante brasiliano de L’Allenatore nel Pallone (film cult con Lino Banfi). Brancale, Levante e Delia ci rimandano a una saudade dei posti delle loro origini in confezione sonora calda e allegra. Mancando Baby K e i featuring (quest’estate non di moda) arriva un bel pezzo struggente di Elisa dal titolo Amore è. Di cosa parlerà? Provate a indovinare. Last but not least, Bam Bam Bambina della simpatica Elettra Lamborghini che ci riconcilia con la mancanza di canzoni ballabili e superleggere. Le palestre di aerobica ringraziano. Lo so che mi sono dimenticato di Jovanotti con Alfa, di Gaia, di Sayf, di Irama e di altri. Pazienza … mi perdonerete o almeno lo spero. Spero anche che questo pezzo vi abbia riconciliato anche solo per il tempo della sua lettura. Il mondo là fuori è diventato più duro, incomprensibile e pieno di follie e violenza … Spero che parlare un po’ di musica tra il serio e il faceto, possa in qualche modo rinfrescante.
CANTAMI O DIVA DI COSA SONO PIENE LE FOSSE.
Articolo di Paolo Pelizza
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