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Roberto Bonfanti: gli ascolti di aprile 2024



È una primavera che sembra volersi concedere qualche momento di esitazione prima di decidersi a entrare nel vivo. Noi comunque continuiamo a rispettare le nostre tradizioni e, anche all’alba di questo aprile instabile, diamo spazio a un po’ di buona musica.


Viaggiano fra pop ombroso e introspezione, le canzoni di “Parlo da solo nei centri commerciali” di Luca Urbani. Un album elegante fatto di elettronica mai banale, atmosfere new-wave, una profonda indole riflessiva, collaborazioni di spessore (in primis Morgan e Panella) e soprattutto un desiderio evidente di non fermarsi mai alla superficie né nella ricerca musicale né nella scrittura dei testi.

In quello che si era annunciato come l’anno delle reunion, tornano anche i La Crus con un lavoro spigoloso e affascinante intitolato “Proteggimi da ciò che voglio”. Un disco di canzoni profonde, adornate da tinte scure ed elettronica ossuta, che si inserisce in modo molto coerente nella discografia storica della band coniugando tradizione e modernità senza rinunciare al pensiero critico né alla ricerca sonora.

Sembra essere stato ripescato direttamente da un archivio polveroso della RCA degli anni ’60, “Scusi, dov’è il bar?”, l’album che segna l’esordio solista di Paolo Zangara. Un disco dal sapore antico, ricamato con delicatezza dopo avere assimilato gli insegnamenti dei maestri più raffinati della canzone d’autore pre-sessantotto, fra malinconie sottili, spunti jazzati e atmosfere sospese.

Ha alle spalle un percorso tanto lungo quanto inusuale, Silvia Conti, e con “Ho un piano B” prova a dare spazio alla sua anima da cantautrice rock attraverso una serie di canzoni dallo spirito inquieto. Un lavoro in cui la voce profonda dell’artista, accompagnata per lo più da arrangiamenti scheletrici e suoni secchi, naviga a briglia sciolta fra storie da raccontare e riflessioni sul mondo.

Suona come una passeggiata notturna in una Bristol dall’aria spettrale, “A sparkle on the dark water” dei Pindhar. Dieci tracce in cui una voce limpida si muove come una fiammella nell’oscurità fra inquietudini dark-wave e momenti ipnotici dallo spirito trip-hop andando a comporre un disco cupo e suadente concepito con lo sguardo puntato evidentemente ben oltre i confini della nostra penisola.

Nascono dalla mente del musicista siro-italiano Giorgio Debernardi, il progetto Shajara Ensemble e il relativo album “Shajara”: un lavoro strumentale delicatissimo fatto di atmosfere rarefatte in cui richiami world music, psichedelia e aperture folk si intrecciano con grande naturalezza dando vita a paesaggi sonori particolari da cui lasciarsi avvolgere e cullare.


Roberto Bonfanti

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