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  • Immagine del redattore Umberto Lepore

Eurovision Song Contest 2022: la Finale. (14/05/2022)

Aggiornamento: 2 ott 2023

Press: Rai


Qual è il più spettacolare show musicale fruibile in televisione? A questa domanda si è soliti rispondere facendo riferimento all’Half Time Show (l’intervallo del Super Bowl) per livello registico e scenografico, oltre che per il calibro degli artisti coinvolti (una tradizione lanciata con la presenza del Re del Pop sul prato di Pasedena nel ‘93). Ma non è solo a febbraio che vanno in onda super show televisivi.

Ogni anno, a metà maggio, l’Eurovision Song Contest regala agli appassionati di musica e televisione una settimana magica, degna del massimo show televisivo europeo: uno dei terreni più importanti dell’intrattenimento mondiale.



Un evento unico per complessità di realizzazione e studiato al millimetro su ogni frame, al quale la Rai ha partecipato da host broadcaster costruendo l’edizione del 2022 in tutte le sue componenti organizzative, dalla regia (diretta da Forzano e Biondani, attiva con venticinque telecamere) al montaggio, dalla scenografia alla grafica, il tutto coordinato dall’esperienza di Marco Cunsolo.

Nel 2021 a Rotterdam trionfano a sorpresa i Maneskin, riportando lo show in Italia dopo trentun anni.

Delle diciassette strutture candidate per ospitare il contest vince il Pala Alpitur di Torino e così il capoluogo piemontese indossa per una settimana la veste di capitale europea della musica.

La finale del 14 maggio inizia in Piazza San Carlo, con centinaia di musicisti che cantano Give Peace A Chance.

Le note di Lennon giungono dentro al palazzetto di Corso Sebastopoli e tutti iniziamo a battere le mani a ritmo, incitati da Laura Pausini, MIKA e Alessando Cattelan, i conduttori di questa edizione.

Il parterre ospita una scena materica, composta dai quattro elementi naturali che si incastrano con importanti elementi tecnologici: 550 mq di apparati di visione, un sole cinetico, oltre 2500 proiettori luminosi, macchine pirotecniche e svariati proiettori laser.

Sotto il palco (dalla bella struttura in stile monumentale all’italiana) un giardino di siepi ospita i tavoli delle delegazioni, ai quali ciascun artista si accomoda dopo la sua performance.

Ad aprire la serata è un medley di Laura Pausini che vede coinvolte le sue Benvenuto, Io canto, Le cose che vivi e Scatola, cantate mischiando l’italiano con l’inglese e lo spagnolo.

Vivaci ballerini la accompagnano, eseguendo con lei quattro virtuosi cambi d’abito e presentandosi in arancione, bianco, blu e infine nero.

Le venticinque delegazioni sfilano sul palco con una breve parata in pieno stile olimpico e i tre conduttori ci ricordano brevemente le regole della finale (le venticinque esibizioni, con i due conseguenti giri di votazioni).

Visibilmente eccitati si uniscono nel classico urlo “let the Eurovision Song Contest 2022 begin!”.

Apre le danze We Are Domi con Lights Off, brano dance piacevole ma non particolarmente originale.

Segue wrs con Llamame, super coinvolgente e dal sound latino arabeggiante, ballato da tutto il pubblico.

Con saudade, saudade MARO presenta una vera chicca ed esprime nostalgia, tristezza, comunione, bontà e delicatezza.

Jezebel racconta il sound dei finlandesi The Rasmus e parla di donne forti e indipendenti, in grado di lasciare il segno. Fantastica l'illuminotecnica che descrive la loro performance, caratterizzata interamente da un giallo vivace e solare.


Fulenn è invece un elogio di Alvan e Ahez alla lingua bretone.

Marius Bear, un musicista di strada, rappresenta la Svizzera (vincitrice della prima edizione nel ‘56) portando sul palco la poetica Boys Do Cry.

Con la ritmica e divertente Give That Wolf A Banana arriva il look che ha fatto più tendenza, le maschere da lupo giallo dei Subwoolfer: il duo norvegese non ha mai rivelato la sua identità e presenta un brano divertente e dalla coreografia a tratti jacksoniana.

La traccia con i numeri più alti in streaming è SNAP di Rosa Linn, un’ottima voce accompagnata da una tenera coreografia.

Come prevedibile, la bella Brividi dei nostri Mahmood e Blanco crea un’atmosfera unica e ci regala la loro interessante unione canora.

Chanel presenta il raeggeton della sua ritmica e sensuale Slomo.



S10 invece canta con tenerezza la melodica De Diepte, canzone acustica che mette in risalto la sua bella vocalità.

Con i folkloristici e colorati costumi da sciamani ucraini la Kalush Orchestra canta Stefania, ballandola con trasporto. Toccante l’appello finale ad aiutare Mariupol e tutto il loro paese.

Malik Harris canta Rockstars, una ballata pop.

Monica Liuci presenta Sentimentai, omaggiando la lingua lituana (una delle più antiche d’Europa) dopo 23 anni di assenza di quest’ultima dal festival: sola sul palco e abbracciata da un vestito luccicante, vince per eleganza e sensualità.

Fresco di vittoria a The Voice, Nadir Rustamli porta sul palco Fade to Black, esprimendo la sua acuta e intensa voce.

Il calciatore Jeremie Makiese invece ci dimostra di non essere buono solo con il pallone raccontandoci la sua Miss you.

Die together è il brano di Amanda Tenfjord, col quale raggiunge ammirevoli altezze canore. Le sorelle Systur suonano Mea Haekkandi sol, un brano gioioso che ricorda gli ABBA.

Gli Zdob si Zdub dedicano la folkloristica e festaiola Trenuletul (cu Fratii Advahov) a un tratto ferroviario che collega la Moldavia con la Romania, portando sul palco un messaggio di fratellanza.

Cornelia Jacobs disegna la sua forte Hold me closer da sola, con dietro un cerchio luminoso colorato.

Not the same è il brano di Sheldon Riley, il rappresentante dell’Australia (unica nazione non europea in gara), del quale va sottolineato il bel testo e la gran voce a interpretarlo, oltre all’ottima scenografia.

Bellissima la performance d’intermezzo di Nel Blu Dipinto di Blu, condotta a cappella da Laura Pausini e cantata da tutte le nostre voci.

Sale sul palco Sam Ryder, ex gestore di un bar vegano alle Hawaii e diventato famoso in pandemia grazie ai social. Esplode la sua Space man con un'intensa vocalità e ottima gestualità ed espressione facciale.

Ochman, ex studente di canto lirico, presenta River, una coinvolgente metafora sul potere purificatorio dell’acqua.

In corpore sano è l’interessante brano teatrale di Konstrakta che, costruito su una scena di bagno, invita a prendersi cura della salute. Chiude le esibizioni Stephan con Hope.

Si spengono le luci e viene accolto un suono che sa di vittoria, il suono di quattro piccoli eroi protagonisti di una nuova era. Victoria, Ethan, Thomas e Damiano tornano sul palco dell’Eurovision con Supermodel e If I Can Dream. A fine esibizione rivedere i quattro e Alessandro Cattelan insieme è una gioia per tutti gli appassionati di Xfactor.

Dopo un recap di Cattelan sulle modalità di televoto (la disponibilità di cinque voti ciascuno e l’impossibilità di votare per il proprio paese), sale sul palco il simbolo della storia italiana della competizione, Gigliola Cinquetti, vincitrice nel '64 con Non ho l’età. La canta con magistrale eleganza.

Le segue l’allegro e luminoso spettacolo di Mika, anche qui un medley, che propone una sequenza di Love Today, Grace Kelly, Yo Yo e Happy Ending, con tutto il palazzetto a sventolare la bandiera bianca con il cuore rosso.

Chiuso il televoto si inizia con il conteggio finale, al quale partecipa attivamente anche l’executive supervisor Martin Osterdah. In collegamento con i portavoce dei paesi in gara si inizia con i risultati dei voti delle giurie nazionali di qualità, che vede il dominio della Spagna (231 punti), Svezia (258 punti) e Regno Unito (283 punti).



Passando ai voti del pubblico (derivati da un calcolo su scala) si entra nel vivo del festival e si vira dritti verso il verdetto. Ottimi i risultati di Moldavia (239 punti), Serbia (225 punti) e Spagna (228) punti), ma i 439 punti raccolti dall’Ucraina sbancano il tabellone e decretano il risultato finale.

Come da tradizione viene riproposto il brano campione, tra gli applausi e i coriandoli. Ha vinto la comunione, la fratellanza, la pace. L'odio intramontabile verso la guerra.

Magnifico momento, magnifica edizione, la cui preparazione è durata un anno ed è scattata nell’attimo stesso della vittoria di Rotterdam.

Una magistrale collaborazione tra tutti i reparti Rai, che hanno raggruppato le idee delle allegre e colorate delegazioni (ciascuna con esigenze scenografiche e coreografiche differenti) e le hanno declinate per il linguaggio televisivo. Con caparbietà, coraggio e determinazione hanno rispettato le ferree e intransigenti regole organizzative e tempistiche, scendendo in campo per donare un nuovo livello di eccellenza allo show musicale più importante d’Europa, il sogno di tutti gli amanti dello spettacolo.

Un evento magico e rassicurante, dove le culture hanno l'occasione di arricchirsi, abbracciandosi e cantando all’unisono.


Umberto Lepore

@thesound.ofbeauty


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