top of page

Angine de Poitrine - Vol II. La verità che sta nel mezzo (del microtono). Articolo di Fabio Pigato

  • francescocaprini
  • 24 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La verità sta nel mezzo. Devono averlo pensato gli Angine de Poitrine quando hanno dato forma al loro progetto. Anche se, nel loro caso, sta nel microtono. In quello spazio minuscolo tra una nota e l’altra, dove normalmente i musicisti non guardano. Sembra il fondo scuro del sottoscala di casa nostra, da cui possono uscire delle sorprese inaspettate. È lì che si infilano e costruiscono tutto.


Tranquilli: adesso faccio un salto indietro. Gli Angine de Poitrine si formano nel 2019, anche se iniziano a suonare in modo continuativo nel 2023. La loro città natale è Saguenay, Québec (Canada). Sono un duo, composto da Khn (chitarra microtonale a doppio manico) e Klek (batteria).

Suonano un misto di rock sperimentale/math rock, anche se a me, in alcuni momenti, ricordano lontanamente i Naked City di John Zorn, passando attraverso i Residents.

Sono mascherati, con indumenti oversize a pois bianchi e neri e il loro contrario. Anonimi e volutamente esagerati, si definiscono dei viaggiatori spazio-tempo, discendenti da divinità rock ed effettivamente, nello sfondo della cover del loro ultimo lavoro (Vol. II, titolo molto originale), c’è una piramide, simbolo alchemico o di viaggio iniziatico.

La loro musica risulta ostica, sincopata e cervellotica. Macinano tempi e modi complessi, utilizzando, come detto in precedenza, i microtoni che disorientano l’ascoltatore e sembrano essere dissonanti. Adoperano strumenti personalizzati ed effetti che creano loop stratificati che si incastrano uno sopra l’altro, dando vita a ripetizioni che sembrano, per l’appunto, dei mantra cosmici. Originali sì, ma con molti precedenti, ad esempio i Battles.

Ora entriamo nel vivo.

Gli Angine de Poitrine non danno spiegazioni e lasciano un vuoto identitario, in modo che la loro musica attiri e respinga allo stesso tempo.

Questa ambiguità è già tutto: c’è chi li percepisce come una rivelazione dell’underground rock contemporaneo e chi invece come un esercizio tecnico un po’ autoreferenziale.

Da una parte c’è un entusiasmo smisurato. Si parla di creatività pura, di una novità assoluta nel panorama musicale. Dall’altra c’è un rigetto netto: musica ripetitiva, roba che funziona solo finché la guardi, non quando la ascolti davvero. Eppure queste contraddizioni sono di grande stimolo per un’esperienza sia sensoriale che musicale. Di sicuro divertimento, anche se di difficile interpretazione. Forse il segreto è quello di stare al gioco, senza farsi troppe domande.

Sì, perché c’è qualcosa di sospetto nel successo degli Angine de Poitrine. Non nel senso morale, ma quasi clinico. La domanda è: tutto questo funzionerebbe senza il fenomeno virale creato intorno a loro? Come mai una musica così complessa e difficile è riuscita a trovare uno spazio così grande?

Gli elementi sono calibrati molto bene e non si riesce a capire dove finisca la performance artistica e dove inizi il marketing virale sostenuto dall’effetto sorpresa. La loro esibizione per la radio statunitense KEXP li ha catapultati al centro dell’universo social, soprattutto TikTok. Da lì, anche Dave Grohl si è sbilanciato dicendo di essere rimasto sconvolto dopo averli ascoltati.

Possiamo dire che usano elementi carichi di significato, ma senza dichiararne uno preciso. Lasciano il pubblico a riempire il vuoto.

Se la piramide ci fa pensare “c’è qualcosa dietro”, i pois ci dicono: “forse no”.

Ci avviciniamo per cercare significato, veniamo destabilizzati da un elemento ordinario e rimaniamo sospesi tra interpretazione e dubbio. Esattamente lo stesso meccanismo della loro musica. Questo è il punto. Ci piacciono o no? Ci piace avere questo dubbio?

Io dico di sì.

Non ci rimane che una cosa da fare: andarli a vedere dal vivo.

Magari indossando un foulard a pois.


Angine de Poitrine - Vol II

La verità che sta nel mezzo (del microtono)

Articolo di Fabio Pigato

per Rock Targato Italia 2026



Commenti


bottom of page