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  • francescocaprini

A VOLTE RITORNANO … PER FORTUNA!



Qualche anno fa, in una serie di pezzi intitolati “Generazioni”, avevo esplorato la storia delle due grandi “P” degli anni Settanta. Si trattava del Prog e del Punk. Come ho raccontato in quegli scritti e sempre dal mio punto di vista, delle due grandi e (non sempre) antitetiche tendenze quella più longeva fu il punk.

Certo non fu più il genere da “due soldi”, il proto-punk di New York o quello codificato dai Sex Pistols. Da quasi subito è diventato un genere spurio, un genere che si è arricchito di suffissi come post o pop, etc. Molti artisti e band hanno dato vita a rielaborazioni, contaminazioni, mix and match come il metalcore o a contaminazioni con ska o reggae ma anche con il jazz. Il progressive rock venne un po’ dimenticato o, se preferite, accantonato  per la sua grande difficoltà nelle composizioni e nelle esecuzioni ma anche per non essere semplicissimo da ascoltare per il grande pubblico (soprattutto dopo il 1980 con la “dottrina Warner”: l’idea di una produzione musicale per tutti facile da ascoltare e performer più che musicisti, carucci da vedere dimenarsi sulle TV musicali ) pur mantenendo una grande fascinazione da parte dei suoi cultori. Ovviamente i semi del prog subiranno anche loro variazioni e come succede ai virus, diventeranno altro o, più spesso, parte di altro.

Data questa premessa, la storia che vi voglio raccontare è una favola epica.

C’era una volta (1974) in un paese lontano lontano su un lago, un gruppo musicale del Nord Italia che si chiamava Stratus. Sono una delle band che si colloca nel panorama del glorioso prog italiano. Nel 1979 questi ragazzi realizzano il progetto per un album dal titolo “Teschio del Mondo”. La loro idea si scontra con la contrarietà della produzione e naufraga. Un po’ come il ritorno di Lancillotto nel ciclo bretone e la cavalcata vittoriosa contro il figlio-nipote di Re Artù, nel 2020 con l’inserimento del nuovo chitarrista Marco Brega, questi ragazzi riprendono il lavoro abbandonato … come Excalibur viene ripresa da Artù per l’ultima battaglia (anche se noi speriamo che non sia l’ultima!). Scelgono il nuovo nome di Spectrvm. Così esce il disco nel novembre scorso. Attualmente, Teschio del Mondo sta avendo grande successo sia in Italia, sia all’estero in paesi come Canada, Giappone, Norvegia e in Sud America. Il disco è pubblicato dall’etichetta Terzo Millennio Records di Milano.

Il disco (da annoverare tra quelli del prog sinfonico) non suona affatto datato. Musicalmente ben strutturato e ben eseguito, tratta di temi molto attuali dove il racconto delle liriche si fonde in modo coerente con la parte musicale. Tra esistenzialismo, introspezione, malattie della psiche e paure dell’uomo contemporaneo ai temi dello spirito del mondo e a quelli dell’ambiente. Tra angoscia e speranza, tra immutabilità e cambiamento, l’opera è un viaggio che si chiude con la bellissima Templum (anche per le armonizzazioni eccellenti) e che passa attraverso Sogni di Pietra e Crisalide. Quest’ultima, la mia preferita del disco, realmente sinfonica sia nella stesura che nella struttura e nei suoni. Come ho scritto nel titolo: a volte, per fortuna, ritornano. Difficile, attualmente, trovare un LP che annovera otto composizioni (tante ne contiene) di questo livello soprattutto in Italia dove l’omogeneità tra generi, liriche, songwriting e “croonerismo” di provincia fa da padrone a produzioni sempre più mediocri ed uguali.

Non un disco, quindi, ma un viaggio suggestivo e pieno di temi. Gli Spectrvm riflettono e fanno riflettere lasciando all’ascoltatore la possibilità di trovare lui una sintesi, la libertà di decidere se la porta che (forse) si aprirà sarà la speranza della sopravvivenza o di una nuova vita o, ancora, un presagio della morte, la fine della sofferenza.

Lavori come Teschio del Mondo, oggi, non sono solo una buona notizia. Sono soprattutto necessari e urgenti.

Sono anche un monito ai giovani artisti. Potete stare dalla parte giusta della storia e del mercato, se volete. Ne avete tutto il diritto. Dovete essere consapevoli, però, che forse diventerete ricchi ma non sarete mai grandi.


di Paolo Pelizza

© 2023 Rock targato Italia


PS: Il vostro amichevole visionario di quartiere (sempre ateo e anticlericale) vi fa i suoi migliori auguri perché queste feste così invasive vi portino minor danno possibile e perché il nuovo anno sia pieno di soddisfazioni, serenità e buona musica. Rock’n Roll  Never Die!   

 

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