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  • Immagine del redattoreRoberto Bonfanti

Samuele Bersani a Bologna. Un pensiero sul concerto del 26 aprile.



Samuele Bersani è sempre stato un vero outsider. Troppo pop per rientrare nel filone degli artisti alternativi ma troppo sensibile e raffinato per poter far parte del carrozzone della musica nazionalpopolare. Troppo garbato e umano per vestire i panni della star ma troppo noto per poter essere un artista di nicchia. Nato troppo tardi per essere annoverato fra i maestri storici della canzone d’autore italiana ma decisamente troppo presto per poter cavalcare le ondate di ritorno del “cantautorato indie”. Eppure, nel suo spazio al di fuori da ogni tipo di circuito, l’artista bolognese ha saputo piantare con forza le radici e da lì costruire un percorso coerente e personale.


Portare nei teatri un tour in cui un cantautore si fa accompagnare da un’orchestra di ventiquattro elementi può sembrare una sfida folle nell’era delle basi digitali e dei live studiati per ottimizzare i costi, ma evidentemente esistono ancora frangenti in cui la coerenza e il coraggio danno i meritati frutti e la scelta, per Samuele Bersani, si rivela azzeccatissima. Le nuove orchestrazioni riescono a esaltare la raffinatezza della scrittura dell’artista e a regalare anche ai brani più noti una nuova luce che il pubblico, nella seconda data nella sua Bologna nel giro di due settimane con un teatro esaurito da mesi, dimostra giustamente di apprezzare parecchio. Da parte sua, Bersani si interfaccia con la platea in modo cordiale e spontaneo, regalando aneddoti e battute che stemperano la malinconia dei brani e creano una complicità genuina fra chi è sul palco e le persone che affollano ogni singola poltroncina del teatro.


Si parte con “Il mostro” per arrivare a dare la buonanotte a tutti con “Chicco e spillo” dopo avere percorso, nell’arco di due ore di spettacolo denso e ricco di sfumature, un cammino musicale affascinante e ben calibrato che ripercorre tutta la carriera dell’artista ma che soprattutto permette di cogliere a pieno la profonda umanità della sua scrittura, il senso di fragilità svelato con delicatezza in molti suoi brani, l’intima malinconia dei frangenti più riflessivi e l’intelligenza pungente nascosta anche dietro ai momenti apparentemente più giocosi. Davvero una serata preziosa con un cantautore probabilmente troppo spesso sottovalutato.


Roberto Bonfanti [scrittore] www.robertobonfanti.com

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