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  • Immagine del redattoreRoberto Bonfanti

un pensiero su “Felicitazioni”, la mostra sui CCCP



Ci sono fin troppe analogie fra il mondo di oggi e quello degli anni ’80 del secolo scorso: l’asfissiante clima di tensione internazionale, le profonde contraddizioni sociali, il dominante vuoto pneumatico intellettuale e ancora di più l’atmosfera colma di lustrini e parole vuote in cui si continua a ballare in attesa che il mondo ci esploda fra le mani. Sarà anche per questo che, a quarant’anni dalla pubblicazione del primo EP della band guidata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, sembra esserci nell’aria davvero tanta voglia di CCCP, come testimoniano anche le molte presenze che sta facendo registrare la mostra celebrativa in corso in questi mesi a Reggio Emilia.

C’è una cosa che, prima di ogni altra, va sottolineata: la mostra in questione non è la classica raccolta di cimeli assortiti. O almeno non solo. Certo, ci sono le foto di ogni fase del percorso del gruppo, le proiezioni di video d’epoca, gli appunti su fogli sparsi, i dischi della band, alcuni amplificatori, costumi di scena, locandine storiche e quant’altro, ma è come se tutto questo sia solo un contorno. Le stanze allestite all’interno dei Chiostri di San Pietro sembrano voler rappresentare prima di tutto una serie di installazioni artistiche che portano il visitatore a immergersi completamente nell’immaginario, nell’estetica e nell’universo creativo della band, come si può percepire fin dalla ricostruzione di un angolo di Berlino a ridosso del muro che accoglie gli avventori subito dopo l’ingresso.

“Un’esperienza”, come si usa dire oggi, che riesce nell’impresa di rispecchiare fedelmente ciò che i CCCP sono stati in tutte le loro infinite sfaccettature. Dalle provocazioni più sfacciate alla spiritualità più profonda. Dai fraintendimenti col pubblico ai momenti di esposizione mediatica. Dalle invettive profetiche all’ironia più pungente. Dalle fascinazioni per i mondi e le culture più lontane al legame indissolubile con la propria terra. Dall’avanguardia punk alla musica da ballo emiliana continuando a rompere ogni possibile schema. Il tutto miscelato all’interno di un percorso interessante e ricchissimo di spunti costruito con una cura enorme di fronte alla quale ci si può solo togliere il cappello.

Roberto Bonfanti [scrittore]




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