"Rilascio" di Luca Barachetti - un pensiero di Roberto Bonfanti
- Roberto Bonfanti

- 13 apr
- Tempo di lettura: 2 min

Quali sono nel 2026 i confini della musica? Ed è possibile fare un disco usando come strumento solo una carriola, per quanto preparata con microfoni a contatto che ne colgono ogni singola vibrazione ed effetti per chitarra che nel manipolano le emissioni sonore? Non sono queste le domande più importanti che pone “Rilascio”, il primo album di Luca Barachetti realizzato utilizzando esclusivamente una carriola attrezzata con microfoni ed effettistica varia, ma sono sicuramente le più naturali ed evidenti.
Dal punto di vista strettamente musicale, “Rilascio” è naturalmente un album che va inquadrato nell'ambito della sperimentazione sonora o nella cosiddetta avanguardia. In Italia lo si può accostare alla stessa galassia dei Tasaday, ai momenti strumentali più stranianti delle Officine Schwartz o alle produzioni più “estreme” di casa Wallace Records, se vogliamo dare qualche riferimento concreto. Un album fatto di rumorismo diffuso, di risonanze post-industriali che scorrono quasi sottovoce e di un senso di inaspettata sacralità irrequieta e spettrale. Ma le definizioni pratiche lasciano il tempo che trovano perché il progetto va oltre e si pone probabilmente altre domande e altri obbiettivi. Si tratta di un lavoro estremamente intimo da cui lasciarsi assorbire in modo del tutto istintivo abbandonandosi alle suggestioni che suggerisce, ritrovandosi così nel cuore di una sorta di personalissimo rituale dolente e doloroso.
Un disco fuori da ogni schema e ogni logica commerciale (disponibile in formato fisico a tiratura limitata oppure in digitale esclusivamente su Bandcamp) che, senza bisogno di parole, fra fruscii, suoni metallici e momenti percussivi, riesce a comunicare molto ricreando un’atmosfera spiazzante, sofferta e carica di suggestioni, chiaramente a patto di accostarvisi con il giusto atteggiamento, senza pregiudizi e con tutti i sensi ben predisposti a percepire ogni singola sfumatura di ciò che si ascolta.
Roberto Bonfanti
[artista e scrittore]




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