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  • Immagine del redattoreFranco Sainini

Cirano deve morire

Uno spettacolo concerto al vorticoso ritmo della musica rap


Adattamento del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand

Spettacolo vincitore del Bando Biennale College indetto dalla Biennale Teatro di Venezia 2018.


Di Leonardo Manzan, Rocco Placidi

regia Leonardo Manzan

con Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini

musiche originali di Franco Visioli e Alessandro Levrero eseguite dal vivo da Filippo Lilli

fonico Valerio Massi

luci Simone De Angelis, Giuseppe Incurvati

scene Giuseppe Stellato

costumi Graziella Pepe

produzione de La Biennale di Venezia nell’ambito del progetto Biennale College Teatro – Registi Under 30 con la direzione artistica di Antonio Latella

produzione nuovo allestimento 2022 La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Elledieffe, Fondazione Teatro della Toscana

Durata: 90’


Cirano deve morire è una riscrittura per tre voci del Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand. Uno spettacolo concerto con testi e musiche originali che trasforma la poesia di fine ’800 in feroci versi rap. Rime taglienti e ritmo indiavolato affrontano in modo implacabile il tema della finzione attraverso il racconto di uno dei più famosi triangoli d'amore della storia del teatro.


Cyrano de Bergerac è una storia di inganni e di morte, di fedeltà agli altri e di tradimento di sé stessi, una storia di parole che seducono e di silenzi che uccidono. È una straordinaria storia di amore e di amicizia, forse la più grande del teatro moderno. Affidata di consueto ad interpreti maturi, che vedono nel testo nient’altro che una prova d’attore, appesantita dal verso alessandrino che non ha ancora trovato, nelle traduzioni italiane, risultati precisi e leggeri, si finisce inevitabilmente col dimenticare che questa, in realtà, è la storia di tre ragazzi. Due amici e la donna di cui entrambi si innamorano. Cirano deve morire, liberamente ispirato al Cyrano di Rostand, recupera la forza poetica del testo attraverso le rime e il ritmo del rap, scelta necessaria non solo per l’espressione dell’eroismo e della verve polemica di Cirano, ma anche per rendere contemporanea e autentica, quindi fedele all’originale, la parola d’amore.


Lo spettacolo trova la sua espressione nella forma del concerto, con musiche originali dal vivo e intrepreti sempre sul palco e sempre a favore di pubblico. Una scelta estetica precisa che trova il suo fondamento nella natura performativa del protagonista (il primo atto dell’opera di Rostand si apre in un teatro).


Lo spettacolo isola il triangolo d’amore dalle vicende collaterali della trama e affronta la trama retrospettivamente, per far emergere da essa i significati universali. È una resa dei conti tra i tre protagonisti, i due morti e l’unica sopravvissuta, Rossana, che non riesce a liberarsi dei fantasmi che hanno distrutto la sua vita con l’inganno di un amore impossibile, ma che allo stesso tempo le hanno donato gli unici momenti di felicità, con la forza della fantasia.

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