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Che prezzo ha l'eccellenza? "BRAVISSIME" lo spettacolo teatrale che scandaglia gli abusi su giovani atlete italiane

  • Immagine del redattore: Sofia Palma
    Sofia Palma
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Bravissime è un progetto teatrale che si interroga sull’imperativo della perfezione fisica e del successo a tutti i costi. In un mondo che idolatra la competizione, l’eccellenza e la vittoria, dove si è spinte fin da piccole verso traguardi difficili da raggiungere, spesso il prezzo da pagare è altissimo: bambine e ragazze cresciute troppo in fretta. Da una parte giovani atlete; dall’altra genitori, allenatori, manager, l’enorme peso del profitto e delle aspettative sociali.


Riprendiamo il comunicato stampa di "BRAVISSIME", spettacolo teatrale a cura di ATIR, per coinvolgervi nella profonda riflessione che Marcela Serli, la regista e drammaturga, ci propone: abbattere l'idea che esistano corpi che obbediscono ancor prima di capire perché lo stiano facendo. Bravissime sembra voler scoperchiare la cultura radicata del sistema dell'eccellenza, che nasconde fatica e silenzi dietro ogni traguardo.


Venerdì 13 febbraio 2026 alle ore 20.30


nell’ambito del progetto CORPUSGIOCHI DELLA CULTURA – Milano Cortina 2026


ATIR a Campo Teatrale con “BRAVISSIME”

drammaturgia Marcela Serli e Giulia Trivero

regia e spazio scenico Marcela Serli

con Giulia Bertasi, Matilde Facheris e Virginia Zini

musiche originali e arrangiamenti Giulia Bertasi

coreografie Noemi Bresciani | costumi Graziella Pepe

luci Alessandro Barbieri | assistente alla regia Caterina Nonis

produzione ATIR

con il sostegno del Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli-Venezia Giulia e de la Contrada Teatro Stabile di Trieste


Lo spettacolo nasce da un’osservazione semplice e disturbante: ci sono corpi che imparano molto presto a obbedire. Cosa comporta diventare famose, eccellere, essere le migliori, le più brave, bravissime? Quanto una bambina può essere padrona del proprio corpo e del proprio sogno? Ed è davvero necessario perdere l’innocenza e la libertà? E gli adulti, quanta responsabilità hanno? Qual è il confine fra disciplina e abuso?


La drammaturgia in scena

Il percorso dello spettacolo procede per accumulo e progressiva messa a fuoco.All’inizio lo sguardo è ampio: attraversa un immaginario globale fatto di modelli, icone, corpi esemplari. Scena dopo scena, però, questo campo si restringe, come un imbuto che costringe a guardare più da vicino ai fatti di cronaca che hanno portato alla luce violenze fisiche e   psicologiche  sistematiche subite da atlete italiane. Sul dettaglio giornalistico prevale il meccanismo che rende gli abusi possibili: una rete di adulti – allenatori e allenatrici, dirigenti sportivi, presidenti di società, genitori – che esercitano potere sui corpi più fragili, senza riconoscere il confine tra cura e controllo. In questo restringimento dello sguardo, il corpo dell’attrice non rappresenta più “un sistema”, diventa invece il luogo concreto in cui quel sistema si inscrive. Questo movimento verso il caso italiano non è una chiusura, ma una responsabilità: lo spettacolo chiede allo spettatore di interrogarsi sul proprio ruolo e sul proprio silenzio. Perché ciò che emerge non è un’eccezione, ma la manifestazione più evidente di una cultura che continua a legittimare il sacrificio dei corpi giovani in nome dell’eccellenza. E allora la domanda torna, ancora più urgente: chi protegge davvero le bambine e le ragazze, quando il successo diventa più importante della loro integrità?


Note di regia
«Ho proposto alle attrici un “campo di forze”: un luogo in cui muoversi tra ciò che è stato chiesto loro di essere e ciò che sono diventate: stare in scena senza protezione, esposte. Non si chiede loro di rappresentare delle “atlete” o delle “icone”, ma di attraversare quelle figure come fantasmi che hanno abitato – e abitano ancora – l’immaginario di tutte noi. La scena è abitata da spazi emotivi, non da luoghi realistici. Spazi che si aprono attraverso canti, gesti, posture, micro-azioni, danze trattenute o esplosive, nati dall’attrito tra disciplina e desiderio, tra controllo e abbandono. La parola non spiega: agisce. È materia fisica, come il respiro, il sudore, la musica. La scelta registica è quella di mettere le attrici nello sforzo reale dell’eccellenza. In scena non si parla soltanto di disciplina, allenamento, resistenza: queste condizioni vengono attraversate concretamente. Le attrici danzano e cantano dal vivo in uno spazio di prova e di esposizione, in cui il corpo è chiamato a rispondere a richieste precise: il fiato che manca, l’errore possibile, la fatica, la ripetizione, il rischio.
L’eccellenza non è un risultato garantito, ma una tensione continua, fragile, instabile. Danzare e cantare sono atto politico e poetico insieme: il corpo delle attrici, esposto allo sguardo, mette in crisi l’idea stessa di perfezione. La scena diventa allora un luogo di responsabilità, una domanda aperta su cosa trasmettiamo, su quali modelli di forza, successo e realizzazione continuiamo – spesso inconsapevolmente – a perpetuare. Bravissime non cerca risposte né giudizi. La regia sceglie di restare nel dubbio, nella frizione, nell’inquietudine. Di esporre il meccanismo invece di denunciarlo apertamente. Di lasciare allo spettatore lo spazio per interrogarsi, senza offrirgli un conforto morale. Perché forse la domanda non è solo cosa abbiamo perso inseguendo l’eccellenza, ma quanto siamo ancora disposte a sacrificare pur di sentirci all’altezza.»  Marcela Serli

 

PREZZI: da 12 a 26 euro

CAMPO TEATRALE – Via Cambiasi 10 – Milano – Tel. 02.26113133



SOFIA PALMA

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