"THAT'S A PRIDE" a cura di Alfonso Umali. Festa Inaugurazione martedi 16 giugno 2026, dalle ore 18.00. Ingresso libero, DJ set: wsd4y
- francescocaprini
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THAT'S A PRIDE
A cura di Alfonso Umali
In occasione del Pride Month, il Dazio Cinque Giornate di Milano ospita That's a Pride, mostra collettiva a cura di Alfonso Umali che riunisce undici artisti appartenenti a generazioni, linguaggi e percorsi differenti, accomunati da una riflessione sul tema dell'identità, della rappresentazione e della libertà di essere sé stessi.
Dazio Cinque Giornate, Milano
Festa Inaugurazione:
martedì 16 giugno 2026, ore 18.00
ingresso libero
DJ set: wsd4y
Più che proporre una lettura univoca delle questioni LGBTQ+, That's a Pride sceglie di attraversarle da prospettive molteplici: intime e autobiografiche, politiche e sociali, poetiche, ironiche o apertamente simboliche. Pittura, fotografia, street art e pratiche visive contemporanee convivono in un percorso che mette al centro il corpo, il desiderio, la memoria, le relazioni e le forme attraverso cui oggi si costruiscono e si raccontano le identità.
La mostra riunisce artisti già affermati, accanto a una generazione più giovane di pittori e fotografi, creando un dialogo aperto tra esperienze, sensibilità e linguaggi differenti.
Le figure sospese e stranianti di Antonella Casazza, artista milanese che da anni indaga il confine tra cultura popolare e immaginario simbolico, mescolando ironia, sensualità e invenzione formale. Le sue immagini, apparentemente leggere, celano riflessioni profonde sui ruoli sociali e sugli stereotipi che attraversano il quotidiano.
La fotografia di Letizia Zocco racconta invece la Milano notturna contemporanea: club, performance, momenti di intimità e comunità restituiscono uno spaccato autentico di una scena culturale fluida, inclusiva e in continua trasformazione. Non un semplice reportage, ma uno sguardo partecipato su luoghi e relazioni in cui le identità vengono continuamente ridefinite.
Un forte legame con la memoria attraversa il lavoro del giovane pittore spagnolo Juan Carlos Prieto, che parte da fotografie familiari ritrovate negli archivi domestici per costruire immagini vibranti e sfocate, dove il ricordo personale si trasforma in esperienza collettiva. Le sue opere parlano di affetti, nostalgia e appartenenza, evocando un passato che sembra sottrarsi continuamente alla presa dello sguardo.
La dimensione urbana emerge nei dipinti di Marta Mez, autentica cronista della metropoli contemporanea. In mostra presenta una veduta dell'Electric Ballroom di Camden Town, storico locale londinese che ha ospitato artisti come The Clash, Sex Pistols, U2 e Prince. Come spesso accade nella sua pittura, l'architettura diventa qualcosa di più di una testimonianza visiva: il luogo reale si trasforma in un'immagine sospesa, quasi metafisica, dove memoria personale e immaginario collettivo finiscono per sovrapporsi.
Le fotografie di Federica Palmarin esplorano il tema dell'identità come costruzione aperta e in continua evoluzione. Attraverso ritratti di performer, drag queen, persone transgender e protagonisti della scena queer contemporanea, l'artista indaga il rapporto tra corpo, autorappresentazione e desiderio. I suoi personaggi, spesso collocati in ambienti sospesi tra eleganza decadente e teatralità, mettono in discussione le convenzioni legate al genere e all'apparenza, mostrando come l'identità sia un processo dinamico fatto di scelte, trasformazioni e libertà individuali.
In questo dialogo tra immagine e costruzione del sé si inserisce il lavoro di Alessandro Grimoldieu. L’artista milanese attraverso linguaggi differenti indaga il valore simbolico delle immagini e la loro capacità di influenzare la percezione della realtà. In mostra presenta Una diva senza tempo, opera che fonde i tratti di diverse icone della seduzione del Novecento in una figura femminile archetipica, sospesa tra cultura pop, memoria collettiva e immaginario mediatico. La superficie volutamente consumata e l'estetica che richiama il fumetto e la grafica seriale trasformano l'immagine in una riflessione sul mito della femminilità costruito dalla cultura visiva contemporanea. Più che il ritratto di una persona, la diva diventa una presenza simbolica nella quale convivono fascino, desiderio, vulnerabilità e stereotipo, suggerendo una lettura dell'identità come costruzione fluida e continuamente riscritta.
A questi percorsi si affianca la ricerca di Alessandro Baffigi, artista dalla pratica volutamente trasversale, capace di muoversi tra pittura, street art, curatela e progettualità indipendenti. Le sue opere, caratterizzate da un linguaggio essenziale e immediatamente riconoscibile, utilizzano figure apparentemente semplici per affrontare temi legati all'affettività, all'inclusione e alle relazioni umane, costruendo immagini che dialogano con la cultura visiva contemporanea e con lo spazio pubblico.
Stefano Banfi, forte di oltre vent'anni di esperienza come graphic designer e art director, sviluppa una ricerca che riflette sul significato stesso dell'immagine e sul modo in cui continuiamo a guardare i grandi modelli del passato. Le sue celebri Linee reinterpretano figure archetipiche, miti classici e capolavori della storia dell'arte attraverso un segno essenziale e rigoroso che riesce a renderli sorprendentemente contemporanei. Più che semplici citazioni, le sue opere diventano esercizi di rilettura visiva che riattivano lo sguardo dello spettatore.
Una forte componente civile attraversa il lavoro di Bruno Volpez, figura atipica della scena contemporanea che trasferisce nel linguaggio della pittura e dell'opera da galleria la forza comunicativa della street culture. Le sue superfici evocano muri, manifesti e tracce urbane trasformandosi in strumenti di memoria e presa di posizione. Le opere di Volpez affrontano spesso temi sociali e politici, restituendo visibilità a figure e battaglie che rischiano di essere dimenticate. In mostra presenta un ritratto di Marielle Franco, attivista brasiliana per i diritti umani e LGBTQ+, assassinata nel 2018, trasformando l'immagine in un gesto di testimonianza e resistenza contro ogni forma di discriminazione e violenza.
Diversa è la ricerca di Matteo Bianchi, che utilizza il paesaggio come luogo di riflessione interiore. Le sue opere, sospese tra realtà e immaginazione, evocano atmosfere romantiche e malinconiche popolate da figure simboliche e presenze enigmatiche. Il fauno presentato in mostra emerge da una natura silenziosa e contemplativa, diventando metafora di una dimensione esistenziale in cui identità, desiderio e rapporto con il mondo naturale finiscono per intrecciarsi.
Con un linguaggio pittorico di sorprendente precisione, vicino per certi aspetti all'iperrealismo, Vetra Cerulli costruisce invece un racconto della propria generazione attraverso ritratti, amicizie, scene quotidiane e frammenti della cultura underground contemporanea. Le sue immagini osservano con partecipazione e delicatezza mondi spesso marginali o poco rappresentati, restituendo dignità e complessità a relazioni, appartenenze e forme di esistenza che sfuggono alle definizioni più convenzionali.
Il risultato è una mostra che non vuole offrire definizioni rigide o categorie chiuse, ma proporre uno spazio di confronto in cui differenze, desideri, storie individuali e forme di appartenenza possano convivere e dialogare. Un percorso che attraversa generazioni e linguaggi diversi per riflettere, attraverso l'arte contemporanea, su alcuni dei temi più urgenti del nostro presente: il riconoscimento, la libertà di espressione, l'autodeterminazione e il diritto di essere visibili.
In questo contesto il Pride non viene interpretato soltanto come celebrazione, ma come occasione di ascolto, consapevolezza e affermazione della pluralità delle esperienze umane. L'arte diventa così uno strumento di incontro e di racconto capace di restituire complessità alle identità contemporanee, aprendo uno spazio in cui differenze e affinità possano essere riconosciute come parte di un patrimonio comune.
Il curatore
Alfonso Umali (Milano, 2001) è artista, curatore e giornalista culturale. Studente all'Accademia di Belle Arti di Brera, ha partecipato a numerosi progetti di arte pubblica, performance e laboratori. Collabora con riviste specializzate come Artuu e Arte In e ha lavorato presso Galleria Vik Milano. Dal 2023 cura un progetto espositivo itinerante dedicato ai temi dell'identità, dell'inclusione e dei diritti LGBTQ+, realizzato annualmente in occasione del Pride Month.
Info:
Dazio Cinque Giornate Piazza 5 Giornate 16, Milano
Opening: martedì 16 giugno 2026, ore 18.00 DJ set: wsd4y.
17 giugno – 30 giugno 2026 orari dalle 18.00 – 00.00
Nel web:
Facebook: https://www.facebook.com/dazio5giornate
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FRANCO SAININI
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