top of page

System of a Down, il ritorno in Italia dopo nove anni: potenza live e coscienza politica

  • Matilde Laezza
  • 10 lug
  • Tempo di lettura: 2 min


78.500 persone si sono riunite all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano il 6 luglio per il ritorno dei System of a Down in Italia - il primo concerto della band nel nostro Paese dopo nove anni, dal Firenze Rocks del 2017. Per accogliere un pubblico di queste dimensioni è stato predisposto un allestimento imponente, con un impianto audio e 800 metri quadrati di schermi ad alta definizione.


Il concerto è iniziato poco dopo le 21, con il sole ancora calante sull’ippodromo. Ad aprire lo show è stata Soldier Side, seguita da B.Y.O.B., che ha subito acceso i primi pit. Da lì in avanti, la scaletta - quasi trenta brani in tutto - è stata guidata da Serj Tankian e Daron Malakian senza cali di energia, con Shavo Odadjian al basso e John Dolmayan alla batteria. Fin dai primi accordi il pubblico ha risposto con cori, energia ed entusiasmo, mantenuti fino all’ultimo secondo del concerto.


Tra i momenti più coinvolgenti c’è stata l’esecuzione di Toxicity, che quest’anno compie 25 anni: Malakian ha interrotto l’esecuzione poco prima del breakdown per dare al pubblico il tempo di riorganizzare i circle pit, e alla ripresa il coro “disorder, disorder, disorder” ha coinvolto l’intero ippodromo in uno dei momenti più travolgenti della serata.


Ma è sul piano politico che il concerto ha raggiunto il suo momento più significativo. La band ha dedicato Tentative ai bambini di Gaza, alle persone del Libano e alle vittime delle guerre in corso. Una scelta coerente con la storia dei System of a Down, i cui membri discendono da sopravvissuti al genocidio armeno e non hanno mai nascosto le proprie posizioni politiche. Poco prima di War?, Malakian si è rivolto direttamente al pubblico con un discorso duro, invitando a non restare in silenzio davanti alle ingiustizie del presente. In un contesto in cui molte produzioni musicali di questa portata evitano prese di posizione nette, la scelta della band di affrontare apertamente questi temi ha assunto un peso non trascurabile.


Dopo un passaggio di tale intensità, il concerto si è chiuso su una nota più leggera. Sugar ha concluso lo show e, sugli schermi, è comparsa l’immagine dei quattro membri della band vicini e sorridenti: un ultimo gesto di gratitudine verso un pubblico che li aspettava da quasi un decennio.


A quasi trent’anni dagli esordi, i System of a Down hanno dimostrato ancora una volta di essere tra le poche band capaci di trasformare un concerto in un’esperienza collettiva, dove potenza sonora, energia e impegno politico convivono con la stessa forza.


MATILDE LAEZZA

DIVINAZIONE MILANO SRL

Ufficio Stampa, Radio, TV, Web & Social Media

Via Andrea Palladio 16 - 20135 Milano

Commenti


bottom of page