Partecipando all’evento Pierpaolo Capovilla - Silenzio per Gaza. Articolo di Stefano Attuario
- francescocaprini
- 20 ore fa
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Partecipando all’evento Pierpaolo Capovilla - Silenzio per Gaza, ho voluto mettere al riparo le orecchie dai notiziari e dal rumore, e i miei occhi dalle illusioni.
Non è dibattito politico, anche se la politica è complice. In una recente intervista per L’ORDINE NUOVO, Pierpaolo Capovilla, definisce arte e politica la stessa cosa. “Io penso che tutto sia politica: la cultura è politica, così come le arti figurative, l’architettura, l’urbanistica, il teatro e la musica. Io vorrei, per citare Majakovskij, vorrei essere parte di quel nuovo esercito che forgia la vita. Vorrei essere un soldato semplice che combatte per un mondo diverso da quello in cui oggi viviamo, facendolo con le armi, pacifiche per il momento, che possiedo”.
In un mondo dove oggi tutto è illusione, Capovilla ha il coraggio di essere L’Artista, che non cavalca l’onda, compiacente al morso del Diavolo che danza sulle coscienze, ma un Artista che prende posizione, senza scuse, titubanze o scrupoli. “Non dovremmo avere paura di manifestare ciò che pensiamo. Quello che può fare un Pierpaolo Capovilla, così come qualsiasi altro “artista”, è alzare la voce, denunciando un fatto paradigmatico per la nostra vita morale e culturale, di cui ci pentiremo e contro cui non possiamo non prendere posizione”.
C’è un silenzio, che sottolinea il suo valore di essere un rifugio, mentre Pierpaolo legge i versi, del vero protagonista della serata il Poeta palestinese Darwish, Poeta non presente fisicamente ma grazie alla capacità interpretativa di Capovilla, che si emoziona più volte, che spezza le coscienze, sembra di vivere i versi di un immaginario così lontano da noi, che ci ha reso indifferenti alla realtà, creando una sorta di anticorpi a ciò che non ci tocca da vicino, ma che ci rende complici. “Ci siamo persi in un mare dove ognuno per sé" ovvero, la desolazione di un mondo che ha perso la solidarietà, La sensazione di "perdersi" in un mare di individualismo ("ognuno per sé”).
Capovilla sottolinea più volte il senso della poesia.
La poesia, è un atto di coraggio che trascende il tempo e lo spazio, un gesto che incarna l'essenza della libertà di espressione. La parresia non è solo una questione di parole, ma di integrità e di responsabilità nei confronti della propria coscienza. In un mondo dove la verità spesso viene distorta o nascosta, il poeta diventa una voce di dissenso, un faro di luce che guida verso una comprensione più profonda e autentica della realtà. Essere un parresiasta significa accettare la vulnerabilità, accogliere il rischio e abbracciare la possibilità di un cambiamento, per il bene della verità e della giustizia.
La poesia, non è un mezzo di comunicazione atto a persuadere ma semplicemente ad affermare il vero.
E’ un’esperienza quasi mistica quella che propone Capovilla, che sottolinea l’urgenza e la pericolosità dei tempi bui che stiamo vivendo, possiamo essere d’accordo o in disaccordo, su certe tematiche, ma sicuramente è un'esperienza che risveglia le coscienze.
“Certi uomini sono così forgiati per sopportare anche l’insopportabile” , trasformando la sofferenza in arte, in resistenza, “sulla terra c’è ciò che merita la vita”. Capovilla descrive molto bene il senso di Darwish, di questa forza d’animo di fronte all’impossibile, nella lotta per costruire una patria attraverso le parole.
Un giusto tributo ad un testamento scritto con il sangue di Mahmud Darwish, che merita di vivere.
Su questa terra
Su questa terra hanno diritto alla vita: il ritorno di aprile,
l’odore del pane all’alba,
le opinioni di una donna sugli uomini,
gli scritti di Eschilo,
l’inizio di un amore,
l’erba nata sopra una pietra,
le madri in piedi sul filo del flauto
la paura dei ricordi che invade gli invasori.
Su questa terra hanno diritto alla vita:
la fine di settembre, una donna che saluta i quarant’anni in tutto il suo splendore,
l’ora d’aria in una prigione, le nuvole che imitano uno stormo di creature,
le grida di un popolo a coloro che sorridono alla morte,
la paura dei canti che assale i tiranni.
Su questa terra hanno diritto alla vita la signora della terra,
la madre degli inizi e la madre di tutti i finali: si chiamava Palestina,
si chiama ancora Palestina.
Signora: io merito – perché sei la mia signora – io merito la vita.
- Mahmud Darwish
Stefano Attuario
Blog Rock Targato Italia 2026




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