"Non si teme il proprio tempo" - un pensiero sui C.S.I. a Villafranca (VR) - Roberto Bonfanti
- Roberto Bonfanti

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Era la fine del millennio scorso. I C.S.I. sembravano una macchina perfetta intrisa di visceralità, poesia e pensiero critico. Erano i cantori ideali dei primi segnali di una decadenza che i più avrebbero compreso solo decenni dopo. Ed erano la locomotiva di una scena musicale pazzesca che pareva sul punto di sconvolgere ogni cosa mentre noi, giovani idealisti, vivevamo la convinzione che quella fosse la normalità e che tutto sarebbe andato esattamente come credevamo dovesse andare. Non potevamo immaginare che i C.S.I. si sarebbero fermati proprio nel momento in cui stavano iniziando ad abbattere seriamente determinate barriere mediatiche e che da lì, nel giro di un paio di stagioni, tutto sarebbe cambiato e di quel movimento, come delle nostre illusioni, sarebbero rimaste solo le macerie. A volte basta un banale granello di sabbia nel meccanismo per far sì che tutto vada inesorabilmente allo sfacelo. Ma, come dicono loro stessi, “così vanno le cose”.
È la registrazione della cover del 2001 di “Noi non ci saremo” di Guccini, il singolo che lanciò la raccolta postuma che seguì lo scioglimento del gruppo, a fare da introduzione ai concerti di questa reunion mentre i musicisti si apprestano a salire sul palco, quasi a voler (oltre a rendere omaggio all'autore) dire a tutti quanti e forse anche a sé stessi: “ok, ripartiamo esattamente da dove tutto si era interrotto”. Poi le luci si accendono e la band, in splendida forma, dà il via a una cavalcata dirompente che ripercorre, in modo quasi sempre cronologico, i passaggi cruciali della propria storia. Due ore piene di musica in cui si alternano momenti dal grande impatto rock ad altri in cui la tensione si sposta su un piano più raccolto e dolente mantenendo però sempre un tasso di pathos stratosferico. Pochi fronzoli e tanta sostanza, con lo spirito originario della band che trasuda potente da ogni singolo suono, ogni parola e ogni gesto.
In un'epoca in cui va di moda snocciolare slogan facili e sventolare bandierine consolatorie per ostentare una qualche appartenenza, i C.S.I. scelgono di rimanere fedeli a sé stessi e travolgere il pubblico semplicemente con la loro essenza e con quelle canzoni magnificamente piene di dubbi, di poesia e di pensieri in eterno doloroso fermento che, a distanza di una trentina d'anni, continuano a suonare tragicamente attuali. Non si tratta di nostalgia o di illusioni di ritorno al passato: si tratta di provare per una sera a togliere quel maledetto granello di sabbia dall'ingranaggio e provare a guardare il mondo di oggi con gli occhi intransigenti di allora. “Non si teme il proprio tempo, è un problema di spazio”.
Roberto Bonfanti [artista e scrittore] www.robertobonfanti.com




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