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  • Immagine del redattore Umberto Lepore

Zucchero torna a San Siro con uno spettacolone da una quarantina di canzoni in più di tre ore di live. E l'anagrafe dice quasi settanta... ma seriamente?!

Aggiornamento: 9 lug

Press: Parole & Dintorni

Ph. Massimiliano Di Stefano


Gilet nero, jeans e cappello piumato per Zucchero, al ritorno a San Siro dopo sette anni insieme al suo Overdose D’amore World Tour (in occasione della fresca collaborazione con Salmo per il trentacinquesimo anniversario dell’uscita del brano).

Spinto dalla sua fedele super band internazionale (un motore che macina rock e rhytm and blues a suon di due batterie, tre chitarre e tre fiati; un basso, due tastiere e due postazioni conga), la pazzesca Oma Jali in seconda voce e un intero coro gospel sul finale del concerto, il nostro funky bluesman conferma la sua irreferenabile passione nel non farsi mai mancare nulla sul palco. E ci mancherebbe!

Precisissima sulle 20.30, la serata apre proprio con il talento di Jali, sola in proscenio a vocalizzare un segnale d’inizio, seguito dall’arrivo in postazione di Sugar Fornaciari con Spirito Nel Buio.

Sempre tanta e sempre gustosissima la percentuale di scaletta dedicata, tra le numerose pubblicazioni dell’emiliano, principalmente a Oro, Incenso & Birra, Blue’s e Chocabeck e alcuni tra gli ottimi brani di Fly, Spirito DiVino, Shake, Zu & Co., Black Cat e D.O.C.

Un grande led a forma di sole situato sopra il palco cattura costantemente uno Zucchero immerso nell’interpretare la gioia, passione, disperazione, intimità e magia dei suoi pezzi, affiancato per una loro manciata da Jack Savoretti e Tomoyasu Hotei.

Con più di tre ore di concerto, a tratti trascorse imbracciando la Telecaster e la chitarra acustica, a tratti facendo il danzereccio direttore d’orchestra della band in scena, il buon Sugar sembra non voler scendere dal palco, casa dell’ultima tappa di questa tournée italiana negli stadi.

Durante la sessione acustica, seduto in proscenio, confessa l’emozione che trasmette una serata come questa, sottolineando come a un artista basti avere un pubblico e poter così dedicare la vita alla musica: è questo che conta, avere qualcuno a cui poter parlare.

Con Diavolo in Me, squisitamente introdotta dal reverendo Jones, scoccano le tre ore di concerto e San Siro trema, entusiasta dell'ospite della serata: un ragazzone che in carriera vanta 69 nazioni toccate con la sua band e collaborazioni con, tra i vari, artisti del calibro di Pavarotti, Morricone, Rolling Stones, U2, Bryan Adams, Sting, Eric Clapton, Brian May, Santana, Steve Winwood, Elisa, Andrea Bocelli, Coldplay, Scorpions, Queen e Mark Knopfler.

Semplicemente l'artista italiano "world music" per eccellenza!


Umberto Lepore

@thesound.ofbeauty


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