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  • Immagine del redattoreMariagiovanna Monzo

Tchumburidze solista del concerto di Čajkovskij

Il celebre concerto per violino di Čajkovskij per il debutto a Milano di Veriko Tchumburidze, astro nascente della scena internazionale. Sul podio dei Pomeriggi Musicali il direttore principale James Feddeck che apre il concerto con la Sinfonia in Do maggiore di Bizet.


Milano, Teatro Dal Verme

giovedì 9 febbraio – ore 10 In anteprima

giovedì 9 febbraio – ore 20 concerto

sabato 11 febbraio – ore 17 concerto


Nuova occasione da non perdere quella proposta dei Pomeriggi Musicali al Teatro Dal Verme per la 78a Stagione dei Pomeriggi Musicali, giovedì 9 (anteprima ore 10, concerto ore 20) e sabato 11 febbraio, protagonista la giovane violinista Veriko Tchumburidze con James Feddeck sul podio.

Per questo suo debutto a Milano, la ventiseienne violinista turca che sta conquistando le platee internazionali ha scelto il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1878), una delle pagine più celebri e impegnative per il solista della letteratura romantica, usato ampiamente ai nostri giorni anche nella pubblicità e nella cinematografia (è ad esempio il “protagonista musicale” del pluripremiato film Il concerto del 2009 con la regia di Radu Mihăileanu). Come scrive Raffaele Mellace nelle note di sala: «il concerto ci racconta anche una ritrovata serenità e felicità creativa, che Čajkovskij ha raggiunto sul Lago di Ginevra all’indomani della crisi scatenata dal fallimento del matrimonio col conseguente tentato suicidio. A concerto ben avviato, scriveva infatti sempre alla Meck: “Il primo tempo del concerto per violino è già concluso. Domani mi metterò al lavoro al secondo. Dal giorno in cui l’estro favorevole è sceso su di me, non mi ha mai abbandonato. In una fase tale della vita spirituale il comporre perde del tutto il carattere di lavoro: è puro godimento. Quando scrivi non noti come il tempo stia passando, e se nessuno venisse a interrompere il lavoro, resteresti seduto tutto il giorno senza alzarti”».


È invece del 1855 la Sinfonia in Do maggiore di Bizet, pagina altrettanto felice per creatività e afflato lirico, pagina giovanile dominata dalla frequentazione con i classici e con una tensione ritmica che poi sfocerà venti anni dopo nella Carmen.






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