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  • Immagine del redattore Umberto Lepore

Dardust è dualità. It’s not ROCK, it’s not GRASS, it’s his PERSONAL RAVE! (14/03/2023)

Aggiornamento: 28 set 2023

Ph. Silvana Fico


Pianista, compositore e produttore marchigiano. Dario Faini, in arte Dardust, arriva all’Auditorium di Milano per portare in scena il suo Duality Tour ed esprimere la sua doppia personalità musicale, raccontata su disco nella sua ultima uscita, Duality.

Lo spettacolo, organizzato da BPM Concerti, vede messe a nudo le due anime dell’universo musicale dell’artista, due emisferi opposti descritti attraverso uno show crossmediale dalla forte componente visiva e dal protagonismo della scenografia e dello schermo luminoso di sfondo (regia di Diana De Paolis) non secondario a quello sonoro.



Nella prima metà di serata va in scena il piano solo, la sua versione minimalista di puro pianista classico, rilassato, sentimentale, fragile ed emotivo, profondo e introspettivo: in iper fase zen ci accompagna in un poetico viaggio attraverso le quattro stagioni, raccontandoci il ciclo della vita.

Malinconia, estasi e rinnovamento.

Petali volanti, un telo a cilindro ad avvolgere la postazione del piano, una forte tempesta a suon di tuoni e lampi, un manga runner sullo schermo, il pianoforte galleggiante nello spazio in prossimità di Marte, le citazioni di Sakamoto, Rondò Veneziano e Goblin.

Tanti gli scenari di questo onirico primo atto, ma il principale è rappresentato dalla parte iniziale, dal pianoforte inserito nello sceneggiato di un interno giapponese, curiosamente: l’artista non ha mai visitato il Giappone, è tutt’ora per lui un sogno, ma nutre una profonda fascinazione per questo paese (e il cinema d’animazione di Miyazaki in particolare) e per la sua simbologia ricca di concetti curiosi e interessanti da accorpare alla tradizione occidentale.

La versione acustica di Cenere, con l’uscita in voce a sorpresa di Lazza, chiude il primo atto e lascia tutti senza parole, regalandoci un’intima performance del brano.



Dopo l’halftime si picchia, cominciando con Parallel 43: è tempo di elettronica. Travestitosi da samurai intergalattico e accompagnato da Marcello Piccinini e Vanni Casagrande trasforma il teatro in un club, esprimendo la sua vena digitale e dando vita al suo “personal rave”. È la sua veste da produttore analogico fantasioso, fluido, sorridente e costantemente danzante in console.

Il lato razionale e matematico, l’interpretazione ingegneristica e geometrica della musica.

Duality è un album di venti tracce, sedici delle quali suonate durante la serata, che contrasta questi due estremi, fondendoli. Il disco nasce a seguito della scomparsa del padre, momento motore di questo lavoro: Dario ha riempito il vuoto con la sua arte, imprimendo su questo impegnativo passaggio di vita una produzione musicale che lo rappresenta totalmente.

Ma non solo Duality. A dar vita a questo concerto teatrale senza spazio e senza tempo, questo show dal taglio internazionale, vi sono anche diversi brani delle uscite precedenti, tra cui Sturm I e Sturm II, Prisma, Ruckenfigur, Storm and Drugs, la burrascosa Bardaginn (The Battle) e la fantastica Sunset on M.

Dardust non è solo un musicista sopraffino, è un uomo dalla sensibilità fuori dal comune. Educato e rispettoso, all’ingresso in teatro riserva a ciascun spettatore il programma di sala (con la presentazione del tour, lo schema dei due atti e le citazioni di tutti i suoi collaboratori) e all’uscita si presenta al merch, disponibile per scattare fotografie e autografare i dischi.

Fresco di firma su molti dei maggiori successi italiani degli ultimi anni, è attualmente uno dei produttori musicali più eclettici, capace di inventare tanto, spaziando. Ha dato molto al pop, lavorando dietro le quinte, costruendo al millimetro canzoni per alcuni tra i nostri migliori interpreti del momento, tra i quali Madame, Lazza, Ariete, Irama, Elodie, LRDL, Mengoni e Mahmood. E proprio con Alessandro e la sua Soldi, vincitrice a Sanremo 69, ha lasciato il segno più importante, partecipando alla costruzione di un brano che ebbe il ruolo di game changer nella concezione italiana della forma canzone, lanciando un forte messaggio: è possibile scrivere canzoni diverse, contaminate, non per forza con una base esclusivamente tradizionale ma descritte anche dalla componente elettronica.

Dopo l’esperienza con Mahmood ha fatto sempre più brani di rottura e sono proprio loro quelli che ha più a cuore. Aver studiato psicologia all’università l’ha aiutato tanto in vista delle collaborazioni musicali: quando incontra un artista per lui è come vivere una terapia, si crea il transfert, i due immaginari collidono e si arriva a crearne uno solo, l’opera d’arte complessiva. L’empatia tra due persone è una sensazione in parte innata (molti dei suoi brani di successo per i quali ha collaborato sono nati dal primo incontro, da un innamoramento istantaneo), ma è anche sviluppabile con il lavoro e il tempo passato insieme. Gli artisti sono fragili, vulnerabili, hanno i loro lati oscuri e le loro sfumature nascoste che spesso hanno paura di mostrare: Dario ha un enorme talento nel saper entrare in empatia con loro, indagando e portando a galla i suoni dei musicisti, esattamente come lo psicologo indaga e porta a galla la luce delle persone.

Emozionarsi al pianoforte e ballare in console, appagandosi della propria dimensione performativa strumentale; lavorare silenziosamente in studio individuando confini da superare, affiancandosi a musicisti coraggiosi e vogliosi di andare in zone oscure e pericolose; accogliere la tradizione per mantenerla viva e spostarla nel futuro.

Tutto questo è Dardust, ma probabilmente non solo.

Una figura come lui la si osserva suonare e, nonostante si abbiano presenti gli enormi traguardi già raggiunti, si è automaticamente portati a pensare che forse il meglio deve ancora arrivare, che forse sarà in grado di regalarci del bello ancora più bello.


Umberto Lepore

@thesound.ofbeauty




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