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Ciao Papà, io esco. Al Lumen Festival i Marlene Kuntz suonano integralmente "Il Vile" di Fabio Pigato

  • francescocaprini
  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 2 min


Foto: Gentile concessione di Fabio Valente.

Trent’anni è l’età in cui in Italia si esce di casa. Il momento per i genitori, di smettere di elargire la paghetta e farci camminare da soli.Il Vile ha raggiunto questa fase.Sembra ieri, invece è stasera. Al Lumen Festival di Vicenza i Marlene Kuntz ci fanno fare un balzo nel 1996 e ripropongono per intero, rispettando la cronologia dei pezzi, il loro secondo album.Sprezzanti del caldo e dell'umidità, quella che mette a dura prova l’istinto di sopravvivenza di chi ha la pressione arteriosa bassa.Non si spaventano e spargono generose spore di energia aggressiva. L’aria intorno è più -afa- che altro (Cit. distorta!).Ad aprire la serata, i SI! BOOM! VOILÀ! (Non chiamateli Supergruppo).Supergruppo nato dall'incontro tra Roberta Sammarelli, ex Verdena, Giulio Ragno Favero e N.A.I.P. Una miscela condensata di noise, post-punk e ironia corrosiva che non chiede permesso prima di entrare nelle nostre sinapsi.Trasformano il palco del Lumen in un laboratorio di tensione sonora. Tra testi che osservano con sarcasmo le storture del presente e una rumorosa cover? Sullo schermo appare semplicemente la scritta: "Un pezzo degli Swans". Niente titolo. Niente spiegazioni. Originalità non addomesticata.L’ideale per preparare il terreno all'arrivo dei Marlene Kuntz.3 di 3, Retrattile, L’agguato. Ci rammentano in quale contesto culturale e sociale siano germogliati i frutti. Un decennio dominato da grandi cambiamenti e soprattutto da una fame di pensiero alternativo, da nutrire con testi intimi, melodie oblique e accordature aperte, prezioso insegnamento dei Sonic Youth.Una fotografia istantanea di quel salto compositivo sonico che ci spingeva a oltrepassare i nostri limiti e puntare più in alto.La musica non come intrattenimento, ma come introspezione capace di sublimare l’aggressività e la voglia di non conformarsi.L’energia trasmessa rimane immutata. Chi c'era allora lo riscopre. Chi non c'era se lo porta a casa come si fa con certi dischi: senza capirli del tutto subito. Li lascia sedimentare. Poi magari, anni dopo, cominciano a lavorarti dentro.I Marlene però non si fermano a questo. Eseguono anche alcuni dei loro classici, come: Sonica e Nuotando nell’aria. 

Potreste considerarmi nostalgico, ma con loro la Festa non è mai mesta.Dopo di loro il DJ set di Auroro Borealo smuove gli animi e le gambe, con i suoi mashup che mescolano il pop italiano e la musica dance/elettronica internazionale.Una serata che passa dal rumore all'introspezione, dalla memoria alla danza, proponendoci una vasta varietà di emozioni molto diverse tra loro. Nessuna delle quali può lasciarci indifferenti.


Ciao Papà, io esco.

Al Lumen Festival i Marlene Kuntz suonano integralmente Il Vile.

 Articolo di Fabio Pigato

 


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